E si scopre che Jeeg Robot è anche un po’ barese

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Chissà che tra qualche giorno troupe e cast, dal regista Gabriele Mainetti a Claudio Santamaria, non decidano di venire a Bari, a sentire il profumo della città che ha contribuito a rendere un successo il loro “Lo chiamavano Jeeg Robot”, film che ha trionfato all’ultimo David Donatello (sette statuette, comprese quelle di tutti gli attori).

Ebbene sì, perché dietro il traguardo raggiunto da questo film partito in sordina, ma che si è nutrito del talento e della passione di chi l’ha realizzato, c’è il capoluogo levantino, o meglio, la Banca Popolare di Bari, che è stata ringraziata l’altra sera dal palco di Sky, davanti all’Accademia del cinema italiano. E’ partita in questi giorni anche la campagna targata Proforma sui social network per sancire la fusione banca e settima Arte: “Noi crediamo nei supereoi”, si legge scritto sotto un David di Donatello con la testa di Jeeg Robot.

Perché di supereroi parla il film rivelazione dell’anno, ma non un supereroe di quelli a cui siamo abituati sin da bambini, si tratta di uomo di borgata, a metà strada tra persona semplice e ladruncolo squattrinato che vive di espedienti, alle prese con doti soprannaturali accumulate dopo un incidente sul fondo del Tevere. Si è già detto e scritto molto sulla straordinarietà di questo lungometraggio, il cui merito non è in quello stile che qualcuno ha definito ‘americano’, anzi, di americano non ha nulla, e per fortuna, verrebbe da dire, il merito è nella capacità di analizzare la realtà delle periferie romane (ma potrebbero appartenere a qualsiasi metropoli) attraverso la lente della fantascienza, ma come solo la tradizione del cinema neorealista italiano può fare.

E sapere che dietro questa idea coraggiosa, dietro questa pervicacia del regista  –  si narra abbia avuto porte chiuse in faccia prima di produrre il film – ci sia un’intuizione barese, di una banca popolare, rinforza l’orgoglio meridionale, per saldare in prospettiva un connubio tra impresa e cultura, quel mecenatismo che in Italia dovrebbe essere la prassi, invece resta ancora spesso l’eccezione.

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