Il ’68 in Puglia: l’autunno caldo di Bari

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Il sistema capitalistico che si era affermato dopo la seconda guerra mondiale e aveva portato al boom economico molti paesi d’Europa, entrò in crisi verso la fine degli anni ’60.
Dal mondo della scuola partì, infatti, un movimento di contestazione di quel sistema e dei suoi valori, che ebbe nel 1968 il suo momento cruciale.
Si trattò di un movimento internazionale, composito e contraddittorio, in cui si mescolarono la critica alla società dei consumi; il rifiuto di ogni gerarchia e autorità, nella scuola, come nella società; la protesta contro la guerra nel Vietnam e il sostegno alle lotte di liberazione dei popoli del Sud del mondo; la rivendicazione utopistica per un’esistenza più creativa e libera.
Protagonisti della contestazione sessantottesca furono i giovani, la baby boom generation dei nati nell’immediato dopoguerra: la prima generazione novecentesca cresciuta in condizioni di benessere, regresso della mortalità, pace e scolarizzazione di massa che, ora, si opponeva al sistema.
La contestazione giovanile iniziò nelle università americane, ma poi si diffuse in tutta Europa, dove ebbe il suo momento culminante nelle grandi manifestazioni parigine del maggio 1968.
In Italia, con gli studenti, scesero in piazza anche i lavoratori.
La protesta operaia, esplosa spontaneamente, a partire dalla Fiat di Torino, in occasione del rinnovo del contratto del lavoro, catturò l’attenzione nazionale proiettando le questioni della fabbrica nelle aule universitarie e nella vita quotidiana degli italiani. Sembrava che, ad un tratto, il boom economico e le grandi speranze del decennio precedente si fossero esaurite sulla spinta dei problemi che emergevano dalla società italiana: la scuola, la casa, la salute.
Il diffuso malessere che attraversava la penisola dal Sud al Nord si concretizzò in rivolte popolari, manifestazioni nelle grandi città e scioperi nelle campagne: stava partendo dal basso una esigenza di egualitarismo e maggior «libertà», dopo decenni di ricatti, imposizioni dall’alto, assenza di diritti.
Neppure la Chiesa fu risparmiata, con la denuncia del volto falso e “perbenista” delle gerarchie ecclesiastiche.
L’incitamento «Studenti ed operai uniti nella lotta» era qualcosa di più di uno slogan gridato nel corso delle manifestazione di piazza: il legame con la lotta operaia rappresentò, per i ragazzi del Sessantotto, l’occasione per un impegno radicale di trasformazione della società e, con questo obiettivo, nacquero diversi gruppi politici che non si riconoscevano più nei partiti storici della sinistra italiana.
In Puglia, i diversi gruppi giovanili protagonisti della lotta studentesca si mossero nella ricerca affannosa di legami con le fabbriche e con i quartieri operai, come il Cep o la città vecchia a Bari.
L’azione di volantinaggio costituì l’apprendistato per molti studenti universitari che si affollarono davanti agli stabilimenti industriali del gruppo Breda (Fucine Meridionali), delle Officine Calabrese, Nuovo Pignone, Stanic, o in altri stabilimenti dell’area industriale caratterizzati da una forte resistenza padronale.
«Lotta Continua» estese alle caserme la propaganda politica, dando luogo alla costituzione dei «proletari in divisa», con lo scopo di denunciare la corsa agli armamenti, la guerra imperialista degli Stati Uniti d’America nel Vietnam e di favorire l’obiezione di coscienza.
A Bari, collante della protesta dei diversi gruppi politici fu la lotta antimperialista e antifascista, in particolare la denuncia della violenta repressione in Grecia nei confronti di studenti ed intellettuali e la solidarietà nei confronti dei molti esuli sottoposti a provocazioni dagli esponenti dei servizi segreti.
La protesta operaia e le lotte studentesche produssero effetti rilevanti anche nel campo culturale e nell’editoria che, a Bari, aveva i suoi punti di forza nella casa editrice Laterza, nella De Donato e nella Dedalo, tutte caratterizzate da una dimensione nazionale.
Diversi esponenti delle nuove formazioni politiche prestarono la loro opera nelle redazioni e mantennero legami con alcuni istituti universitari delle facoltà umanistiche.
La Dedalo pubblicò l’edizione italiana della Montley Review, una rivista di noti intellettuali americani che denunciava le storture del capitalismo e analizzava criticamente le vicende del comunismo internazionale.
La rivista si pose subito al centro di approfondimenti, discussioni, corsi e diverse dispute dottrinarie e alimentò la verve e il dibattito culturale della città.
La chiusura del contratto dei metalmeccanici e lo «Statuto dei Lavoratori», voluto dal ministro socialista Giacomo Brodolini (nella stesura del quale ebbe un ruolo significativo Gino Giugni, docente presso l’Università di Bari), stemperarono le proteste e raffreddarono il clima dell’«autunno caldo».
Tuttavia, di lì a poco tempo, la strage di Piazza Fontana a Milano, avvenuta nel dicembre 1969, avrebbe riacceso gli animi: si apriva una stagione politica e sindacale ancor più aspra, caratterizzata da scontri e provocazioni che si sarebbero protratte negli anni.

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Antonio Verardi
Storico dell’Arte. Ha collaborato con il Museo Pecci di Prato. Ha svolto attività di ricerca per la Facoltà di Lettere e Architettura. E’ docente di letteratura italiana, storia e storia dell’arte. Perito ed esperto per la Camera di Commercio di Bari è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti dal maggio 2011.

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