La strage di Bologna: anche la Puglia pagò il suo tributo di sangue

0

Il 2 agosto 1980, alle 10:25, esplose una bomba nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna.
Era una affollata mattina di agosto nella più affollata stazione d’Italia: Bologna è lo snodo centrale delle rotte da e verso il Sud e, come sempre, in quel momento si trovava al centro dei percorsi di un’Italia già in vacanza.
L’ordigno, di fabbricazione militare, era programmato a tempo ed era composto da 23 kg di esplosivo: una miscela di 5 kg di tritolo e T4 detta «Compound B», potenziata da 18 kg di gelatinato (nitroglicerina a uso civile).
La bomba era stata sistemata in una valigia abbandonata, nascosta a circa 50 centimetri d’altezza su di un tavolino portabagagli, sotto il muro portante dell’ala Ovest, allo scopo di aumentarne l’effetto.
L’onda d’urto, insieme ai detriti provocati dallo scoppio, distrusse l’intero edificio ed il parcheggio dei taxi antistante la stazione, investendo anche il treno Ancona-Chiasso che si trovava in sosta sul primo binario.
Nell’esplosione morirono 85 persone e più di 200 furono i feriti registrati.
Quel giorno, dopo Bologna, fu la Puglia a registrare il più alto numero di vittime.
Sonia Burri, 7 anni, Francesco Cesare Diomede Fresa, 14 anni, Vito Diomede Fresa, 62 anni, Errica Frigerio, 57 anni, Patrizia Messineo, 18 anni, Giuseppe Patruno, 18 anni, Silvana Serravalli in Bàrbera, 34 anni: sono questi i nomi delle vittime che la nostra regione ha immolato in una delle pagine più buie della storia repubblicana. Un orrendo tributo di sangue che si associa alle uccisioni di Aldo Moro e di Benedetto Petrone.
La strage di Bologna, infatti, è considerato il più grave atto terroristico avvenuto in Italia nel secondo dopoguerra, ed è da molti indicato come uno degli ultimi atti della cosiddetta “strategia della tensione” che, in quegli anni, stava insanguinando il paese.
Le indagini si indirizzarono quasi subito sulla pista neofascista, ma, solo dopo un lungo iter giudiziario e numerosi depistaggi (per i quali furono condannati Licio Gelli, Pietro Musumeci, Giuseppe Belmonte e Francesco Pazienza), la sentenza finale del 1995 condannò Valerio Fioravanti e Francesca Mambro «come appartenenti alla banda armata che organizzò e realizzò l’attentato».
Nel 2007 si aggiunse anche la condanna di Luigi Ciavardini, che all’epoca dei fatti era minorenne.
Gli esecutori materiali erano quindi alcuni militanti di estrema destra, appartenenti ai Nuclei Armati Rivoluzionari. Nulla però si scoprì sugli ipotetici mandanti, che resteranno sconosciuti.
Durante le indagini, vennero anche rilevati collegamenti con la criminalità organizzata ed i servizi segreti deviati.
La città di Bologna reagì all’episodio con orgoglio e prontezza: molti cittadini, insieme ai viaggiatori presenti, prestarono i primi soccorsi alle vittime e contribuirono ad estrarre le persone sepolte dalle macerie e, immediatamente dopo l’esplosione, la corsia di destra dei viali di circonvallazione del centro storico di Bologna, su cui si trova la stazione, fu riservata alle ambulanze e ai mezzi di soccorso.
Dato il grande numero di feriti, non essendo tali mezzi sufficienti al loro trasporto verso gli ospedali cittadini, i vigili impiegarono anche autobus, auto private e taxi.
Al fine di prestare le cure alle vittime dell’attentato, i medici e il personale ospedaliero fecero ritorno dalle ferie, così come i reparti, chiusi per le festività estive, furono riaperti per consentire il ricovero di tutti i pazienti.
Un dolore enorme accompagna da anni i parenti delle vittime pugliesi a Bologna, quando, ogni 2 agosto, partecipano alla commemorazione organizzata dall’amministrazione comunale emiliana.
Ancora una volta la storia della Puglia s’interseca con quella italiana: a testimoniare quel triste tributo di sangue resta oggi una lapide affissa sulla facciata del Palazzo di Città barese.

Condividi
Antonio Verardi
Storico dell’Arte. Ha collaborato con il Museo Pecci di Prato. Ha svolto attività di ricerca per la Facoltà di Lettere e Architettura. E’ docente di letteratura italiana, storia e storia dell’arte. Perito ed esperto per la Camera di Commercio di Bari è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti dal maggio 2011.

Nessun commento

Commenta l'articolo