Natuzzi e i reintegri giudiziari, l’azienda conferma: applicheremo la legge 223/1991

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Nessun licenziamento in più rispetto al perimetro concordato con i sindacati, ma per ogni reintegrato dal magistrato sarà necessario, in quanto insostenibile, licenziarne un altro. Questa la posizione del Gruppo Natuzzi dopo alcune indiscrezioni che vedevano in pericolo altri posti di lavoro in aggiunta ai 1.918 risultanti dagli accordi del 3 marzo e del 10 ottobre del 2015.

Natuzzi conferma, infanto, “di aver comunicato ai Sindacati e alle Istituzioni l’intenzione di procedere all’applicazione dell’art.17 della Legge 223/1991, una delle misure illustrate con assoluta trasparenza dal Gruppo nel corso della Cabina di Regia tenutasi al Ministero dello Sviluppo Economico lo scorso 26 giugno, necessarie alla luce delle ordinanze di reintegra emesse del giudice del lavoro presso il Tribunale di Bari (attualmente 154 reintegrati su 173)”.

Peraltro ancora una volta l’azienda sottolinea l’insostenibilità economica ed industriale del reinserimento di altri 173 lavoratori, peraltro già da tempo in cassa integrazione a zero ore, all’interno del ciclo produttivo.

Le sentenze arriveranno, e quindi quei lavoratori dovranno essere necessariamente assunti. Da qui l’intenzione della Natuzzi, come peraltro è stato pià volte sottolineato, di avvalaersi della lecce 223/91, che prevede la possibilità dell’impresa di procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro di un numero di lavoratori pari a quello dei dipendenti reintegrati.

E’ questa, dicono dalla Natuzzi “l’unica misura che l’azienda è nelle condizioni di assumere per ottemperare alle sentenze del Giudice e non compromettere la continuità dell’impresa. Il Gruppo sottolinea che in questi anni ha sempre lavorato con l’obiettivo di recuperare la competitività delle produzioni italiane e salvaguardare l’occupazione, sostenendo – dal 2001 a oggi – investimenti per circa 1 miliardo di euro”.

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