Acqua dall’Albania. Casili: “Svelato il bluff di Emiliano sulla TAP”

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“Ci lascia sgomenti questa idea del Governatore di far approdare a fianco al tubo del Gas anche uno che trasporti acqua dall’Albania. Rilanciare sulle compensazioni con TAP è da irresponsabili, farlo tirando in ballo la crisi idrica come merce di scambio è vergognoso”. Così il consigliere regionale M5S Cristian Casili vice presidente della Commissione Ambiente, che prosegue: “Il Presidente Emiliano avrebbe potuto risparmiare questo ulteriore schiaffo a un’intera comunità che non vuole quest’opera inutile e dannosa per il territorio”.

Per Casili è “un film già visto” quelle delle opere di compensazione che vengono immaginate quando si deve sfregiare irreversibilmente un territorio.

“Così si mortifica – prosegue il consigliere salentino – la dignità di un popolo che ha ribadito chiaramente di non volere il TAP. Questo nonostante sin dall’inizio si sia cercato di addolcire la pillola parlando di incentivi come decarbonizzazione, infrastrutture o trasporto pubblico. Ma i salentini non sono stupidi come evidentemente il Governatore crede ed è chiaro a tutti, oggi più che mai, come la sua morbida opposizione al TAP sia stata solo una opposizione di facciata”.

“Il problema più serio – spiega Casili – è che questa faccenda continua a dimostrare come Emiliano continui a sottovalutare la crisi idrica che sta scontando la nostra Regione e che nei prossimi anni metterà a dura prova la gestione delle nostre acque; una crisi che richiederebbe una corretta pianificazione di medio e lungo termine”.

“Superficialità – sottolinea – dimostrata dal disinteresse del governo regionale verso i consorzi di bonifica e l’Arif, che fino ad oggi hanno gestito la distribuzione di acqua per usi irrigui e che dimostra come il riutilizzo delle acque di depurazione, un patrimonio di quasi 300 milioni di mc che oggi gettiamo in trincea, a mare e nei torrenti, “sia solo uno spot per il Presidente”. Altro tema è quello delle opere incompiute: l’invaso del Pappadai in Provincia di Taranto, costato oltre 250 milioni di euro, con una capacità di 20 milioni di metri cubi è una delle grandi opere pubbliche mai terminate, da cui non viene prelevato un solo litro di acqua. Anche l’invaso del Cogliandrino le cui acque sono utilizzate da Enel per la produzione di energia elettrica potrebbe rappresentare una ulteriore risorsa”.

“A pesare di più sul bilancio idrico dei pugliesi – incalza il consigliere pentastellato – è l’agricoltura, a cui va certamente garantita acqua possibilmente a prezzi omogenei su tutto il territorio regionale. Servono una serie di azioni che vanno dall’adeguamento degli attuali impianti e della rete, ormai obsoleti, fino al recupero dei reflui”. Una soluzione raggiungibile puntando su colture meno idroesigenti, su sistemi di microirrigazione così come avviene in molte aree del Mediterraneo, su colture di ecotipi locali in regime di aridocoltura, selezionando il materiale genetico a nostra disposizione che fa parte della biodiversità della nostra regione. “Ma anche su questo – aggiunge Casili – nessuna attenzione del Governo dove la voce agricoltura è la grande assente. Non possiamo più permetterci di destinare le attuali quote di acqua prelevati dagli invasi e dalle sorgenti ad usi diversi da quello potabile. Il Salento, in particolare, soffre ancora di più questa crisi rispetto ad altri territori pugliesi, perché l’acqua viene prelevata prevalentemente dai pozzi di falda sia per usi potabili che irrigui e c’è lo spettro della contaminazione salina, che rischia di rendere irreversibilmente inservibili le nostre acque. Al riguardo – conclude – urge una seria ricognizione dei pozzi esistenti per scongiurare usi impropri, preservando quella che per i salentini, nel futuro, sarà una fonte vitale”.

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