Family Affair Trio: Il jazz è un affare di famiglia

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Ho sempre lamentato il fatto che Giuseppe Bassi, contrabbassista barese di grande spessore, si faccia vedere raramente sui nostri palcoscenici. Rispetto la sua scelta di moltiplicare le esperienze all’estero, ma in un certo senso la sua presenza artistica nella nostra città manca. Conservo gelosamente il suo primo cd “Apaturia” del 1996 con Ottaviano, Boltro, Magliocchi e Nico Morelli; disco sempre fresco e attuale in cui spiccano alcune sue brillanti composizioni come “Sirena”. Tuttavia Giuseppe, Fratello Joseph ormai come lo ha definito Gegè Telesforo, non è mai uscito dal “giro delle amicizie” di Bari.

Come consuetudine, gli amici del jazz si incontrano, formano gruppi temporanei, realizzano progetti e li portano in giro, poi si allontanano per ritrovarsi tempo dopo per un’altra forma di collaborazione, sempre uniti dalla passione e dalla voglia di suonare insieme. Nasce così l’idea del Family Affair. L’attenzione è rivolta al mondo femminile, sia per rendere omaggio alla donna, sia per deplorare le violenze che purtroppo quotidianamente le donne subiscono. Il gruppo è formato da due donne, Yu Ying Hsu al pianoforte e Tina Raymond alla batteria, e da due uomini, Giuseppe Bassi al contrabbasso e Roberto Ottaviano ai sax. Questi ultimi sono cugini e così si spiega l’“affare di famiglia”: il gruppo ha fissato un tour italiano di una decina di date con una tappa a Bari, al Forma per “Nel gioco del jazz”, anche se la Raymond è dovuta già tornare negli USA.

Sul palco Fratello Jioseph torreggia al centro del trio, perfetto frontman, dettando tempi e spazi, curando l’equilibrio fra i musicisti. Musica godibile fino in fondo, come l’iniziale “When I Look in your Eyes” di Sammy Davis, densa di atmosfere e di geometrie suggestive; o la “Never Let me Go” di Judy Bridgewater, dove si cominciano ad ammirare anche gli assolo del contrabbasso. Ma Giuseppe si lascia apprezzare anche per i suoi intermezzi: “La presenza della donna nel jazz apporta grande sensibilità – dice – mentre noi uomini siamo più muscolari.” Cita storie, esperienze dirette, aneddoti, anche di carattere familiare. E poi ancora musica. Splendida la “You and Me” del pianista triestino Amedeo Tommasi: negli assolo pochi come Bassi hanno tanto comunicativa e immediatezza, lontano dai vibranti cerebralismi di un Miroslav Vitous, per esempio, o di Ron Carter. Lui mira alla sintesi tra la reinterpretazione dei maestri del mainstream e una ricerca personale di modernità. Il momento di confronto è sempre il jazz, dove gli spunti sono un’opportunità per esplorare una estetica possibile. Fratello Joseph dà sempre il senso esatto degli armonici in maniera compiuta ed esauriente.

Viene poi invitato a salire sul palco un altro musicista, il sassofonista Gaetano Partipilo, amico di tanti “live on stage”, che va ad aggiungere il suo sax tenore al sax soprano di Ottaviano: “Averti tra le braccia” di Luigi Tenco è dedicata a Yu Ying e a tutte le donne; un pezzo dei Blood Sweat and Tears per finire con la poetica “My Love and I” di Coleman Hawkins, quasi un blues, di grande effetto. Nel bis, “Portrait” di Pat Martino.

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Poco da dire su Roberto Ottaviano, preciso, inappuntabile, creativo. Yu Ying Hsu, dopo una partenza timida, quasi di spalle al pubblico, nel corso del concerto acquista sempre più sicurezza, regalando emozioni a piene mani.

Una serata piacevole, giusto incontro fra “amici di famiglia” per condividere del buon sano jazz.

 

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