Serena Santorelli, il domani sarà sempre più “In Punta di Cuore”

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Serena Santorelli proprio come la sua terra partenopea, è passionale, in ogni sua parola, in ogni sua frase, fa sì che sfoci il sentimento. E come tutti sappiamo quando entriamo nel campo dell’irrazionale, non c’è schema, non c’è logica, ma ci sono delle trappole ben definite, che spesso la mente organizza per noi e ci invita al banchetto, anche non gradito, anche se non vorremmo.

Così è nata l’idea di una seconda battuta della nostra chiacchierata a voce alta, non fosse altro che in questo periodo la nostra autrice ha ultimato gli studi in psicologia, ed ha affinato proprio nel campo cerebrale la sua esplorazione dell’interiorità umana.

Anzi, di fronte al mio stupore ha tenuto a precisare: Mi sono iscritta nuovamente all’università perché avevo il desiderio di capire di più le persone. Erano per me un mondo troppo ricco per lasciarle lì senza cercare più a fondo. Poi, studiando, ho compreso che sì, ne volevo fare anche un lavoro. ‘Anche’, appunto.”

Serena, nella nostra precedente intervista, più di due anni fa, abbiamo parlato dell’Emozione pura, dolce, soave. Tu credi nel fatto che esistano due intelligenze diverse, quella razionale e quella emotiva? Ci sono persone con fiocchi di curriculum, ma assolutamente incapaci di leggere tra le pieghe di uno sguardo. Il cuore ha delle leggi proprie che la mente non conosce? Ci si può allenare?

“Componente intellettiva e componente emozionale esistono in maniera certa e sono entrambe essenziali perché l’individuo possa svilupparsi in modo sano e completo, eppure, raramente lo sviluppo che seguono è identico.

Sentire gli stati d’animo di chi ci vive intorno, mettersi nei panni di coloro che incontriamo, è una capacità dell’essere umano più o meno sviluppata, ma c’è anche da dire che gli atteggiamenti si possono modificare, benché questo implichi un’enorme forza di volontà.

Aprirsi all’ascolto dell’altro, fermare il proprio cuore su di lui, non soltanto il proprio orecchio. È da qui che credo si possa cominciare il personale allenamento all’empatia. Prima di iniziare, però, occorre avere consapevolezza del cambiamento che si desidera attuare. La consapevolezza è la chiave di qualunque piccola o grande rivoluzione.”

Il problema rispetto al sentire del “fiume in piena che sgorga”, è che abbiamo spesso un conflitto interiore, che lavora sull’inconscio e sega i nostri desideri. Tu hai mai incrociato il blocco della coscienza? Può essere terapeutica la scrittura?

Ognuno di noi, fin da bambino, cresce e vive in contesti prima di tutto familiari e poi sociali dove s’imparano e s’interiorizzano valori, regole comportamentali e morali che se da una parte possono rappresentare un limite ai nostri desideri, dall’altra fungono da guida e da rassicurazione per il proprio vivere nel mondo.

Nell’età adulta ogni individuo sottopone al vaglio tutte le regole e i valori che ha acquisito, decidendo quali di questi s’integrano meglio nella sua personalità.

Un conflitto interiore può comparire quando tale integrazione non è avvenuta. La scrittura è senz’altro terapeutica nella misura in cui aiuta l’individuo a sviscerare le proprie emozioni e i conflitti che vive, osservandoli con maggiore distacco e capacità critiche.”

“È più forte di me.” Quante volte schiacciamo le nostre scelte per questa condizione inconscia. Come si diventa “adulti” rispetto alle proprie paure?

Ti ringrazio per questa domanda perché la trovo bellissima e mi permette di citare una frase di Martin Luther King che amo molto: ‘Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio si alzò, andò ad aprire e vide che non c’era nessuno.’

Nel momento in cui scegliamo di aprire una porta della quale abbiamo paura, scopriamo che abbiamo già vinto la paura. Si diventa adulti un po’così: Trovando la forza e il coraggio di alzarsi per andare ad aprire a chi bussa.”

L’uomo moderno, Occidentale, sa poco o niente rispetto alla propria Anima, alla natura dei sentimenti, alle radici dell’essere. Non abbiamo tempo e non abbiamo attenzione su noi stessi. Vi è un rimedio a tutto ciò?

“Più che un rimedio, vi è una possibilità ed è quella di imparare ad osservarsi da dentro, andando al di là della soddisfazione tangibile o immediata.

Nutrire l’anima richiede costanza, amore e pazienza, ma la gratificazione che se ne ricava è superiore a qualunque altra e soprattutto non è tangibile, per cui nessuno ce la può togliere.”

Quando hai scritto il tuo libro, hai deciso di farlo “In punta di cuore”. Ne arriverà mai uno  coi piedi sui carboni ardenti?

L’immagine dei carboni ardenti  mi dà l’idea di situazioni dalle quali bisogna velocemente scappare. Mi fa pensare a qualcosa di intenso, ma necessariamente breve.

I temi che tratto io sono principalmente relativi alla tenerezza, alla dolcezza, all’amore, all’empatia, alla sensibilità. A qualcosa che, credo, passerà sempre più per la punta del cuore, piuttosto che per la strada dei carboni ardenti”.

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