AAA seggio vendesi. Astenersi poveracci!

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Pratica di moda dal 2008, quando il Porcellum introdusse i tanto vituperati “listini bloccati” con cui si veniva eletti in Parlamento in virtù della posizione di lista, in base alle percentuali prese dai partiti di rappresentanza su base Nazionale (Camera) o Regionale (Senato).

Cosa fare per avere un posto negli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama? Nessuna militanza, appartenenza, formazione, o chissà quale altra astrusa etica politica. Basta comprarlo, il seggio. E i prezzi rispecchiano le leggi del mercato, oggi che l’appeal e la sicurezza elettiva nel Partito Democratico è molto elevata si chiedono 150 mila euro. Meno della metà Forza Italia, che col declino odierno s’accontenta di 70 mila euro. Passando per i 145 mila euro richiesti dalla Lega Nord o dai 114 mila euro per il Movimento 5 stelle (a cui si aggiungono i prelievi sulla diaria).

E così la pratica è diffusa e radicata anche per i consigli regionali e per le Amministrative, almeno nelle Città di rilievo. Non solo i contributi o meglio chiamate “erogazioni liberali” sono obbligatorie, ma sancite anche da scritture notarili, pena la mancata rielezione. Ci sono anche le opzioni rateali o di conguaglio. Insomma come un abbonamento telefonico il cui salatissimo scatto alla risposta è a carico dei contribuenti.

Or dunque una versione distorta, ricattatoria e profondamente cinica del “Vincolo di Mandato”. Per cui non si chiede la fedeltà al patto con gli elettori ma si acquista di sana pianta la poltrona, di cui poi, legittimamente, se ci poniamo sul piano economico, possono disporne come meglio ritengono.

L’ex tesoriere del Popolo della Libertà Maurizio Bianconi in Via dell’Umiltà (Sede Nazionale) a Roma stracciò in aperta polemica i contratti affermando: “E’ una pratica estorsiva.”

Difficile dissentire, in fondo di estorsione si tratta. Tuttavia aiuta a dare un senso ed una misura a ciò che è diventata la politica elettorale. Un coacervo di interessi e prestazioni commerciali che poco hanno a che vedere con la sovranità popolare.

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Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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