Addio a Giovanni Grittani, il maestro che plasmava arte con il ferro

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Giovanni Grittani (pensionato dell’Istituto Poligrafico Zecca dello Stato) si è spento sabato a Foggia all’età 90 anni. Poco conosciuto ai più, ma grande artista, capace di modellare e rendere arte il ferro battuto. Persona umile, sobria, capace e sempre disponibile.

Scultore specializzato quasi unicamente nel modellamento e nell’assemblaggio del ferro battuto, era Cavaliere del lavoro della Repubblica Italiana e Maestro del lavoro. Ha esposto in diversi paesi europei, ovunque ottenendo un grande successo e una universale constatazione: ovvero che il ferro battuto, lavorato con le tecniche e la dimestichezza acquisite nel tempo da Giovanni Grittani, sembrava diventare legno.

Risale ai primi anni Settanta, nell’ambito di una mostra collettiva di scultori italiani organizzata dalla Galleria Farnese di Roma, la soddisfazione più grande di tutta la sua umile e riservatissima carriera: i complimenti del grande Salvador Dalì, che di fronte al Don Chisciotte di Giovanni Grittani (opera in cui era sostanzialmente specializzato) disse “pare vero, più capolavoro del capolavoro di Cervantes”.

Visionario, dotato di una fantasia molto fertile, improvvisava col ferro quello lo impressionava nella vita, ricevendo committenze di prestigio anche da grandi istituti culturali italiani. Da metà degli Ottanta ha intrapreso la strada dell’insegnamento, veniva spesso interpellato presso Scuole artigianali e Laboratori artistici a formare gli allievi che intendevano intraprendere la difficile strada della scultura in ferro.

La sua opera più nota, tra quelle allestite a Foggia, era il Cristo crocifisso collocata all’interno della Chiesa del Carmine Nuovo in viale Primo Maggio: oggi rimossa e sostituita a seguito di una integrale ristrutturazione della chiesa. Diverse altre sculture si trovano presso chiese e sedi di enti pubblici della Capitanata e della provincia di Napoli, dove ha esposto in molte occasioni. O la splendida “Adamo ed Eva” (nella foto), realizzata nel 1996.

Schivo, sobrio, dedito unicamente al lavoro, Giovanni Grittani ha modellato il ferro – presso il laboratorio ricavato nei pressi della sua abitazione a Foggia, nel rione Diaz dov’era praticamente un’istituzione – fino a quando la salute gliel’ha permesso: “So fare solo quello” ripeteva. I funerali si sono svolti questo pomeriggio presso la chiesa della Sacra Famiglia.

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Redazione
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