Aldo Moro e la passione politica visite nella circoscrizione Bari-Foggia di Tino Sorino

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Tino Sorino, avvocato Federconsumatori-Puglia del suo paese, Rutigliano, e giornalista pubblicista della Gazzetta del Mezzogiorno, con la Florestano edizioni documenti,  sono i fautori di un testo di grande attualità dedicato ad Aldo Moro, il libro si divide in due parti.

La prima ripercorre i passi della vita e del pensiero del grande statista italiano nato a Maglie con foto, articoli, documenti orali di chi l’ha conosciuto tra i personaggi noti. Nella seconda si prosegue a delineare il pensiero, lo stile di vita di uomo e politico con racconti di personaggi meno noti e foto che ritraggono Moro accolto dalla gente della provincia di Bari e Foggia, che rappresentò il suo elettorato e che nelle urne, con il voto di preferenza, diede a Moro le chiavi per entrare nel Parlamento italiano.

La prefazione affidata alla figlia del grande uomo politico della Democrazia Cristiana e dell’Italia intera,  Fida Maria, commuove e  ritrae una figura paterna che anche in casa seppe profondere i valori capisaldi della sua vita e della sua missione politica: l’amore per i cieli, il cibo e la gente della sua Puglia che mai dimenticò, la generosità, l’onestà del suo mandato politico vissuto come servizio alla comunità,  la solidarietà nei confronti dei più deboli. Nella sua Puglia ritornava sempre quando la lotta politica si faceva dura per stringere mani, nutrirsi di quella semplicità che faceva parte del suo essere più profondo.

Il testo nasce quando Tino Sorino viene invitato dal postulatore per la Causa di Beatificazione e Canonizzazione di Aldo Moro, Nicola Giampaolo, ad intervenire con lui e altri relatori sull’argomento, Aldo Moro a Rutigliano. Nella fase iniziale della ricerca da parte di Sorino di foto e documenti sulle visite di Moro nella provincia di Bari e Foggia, si rese conto di quanto affetto era celato in Puglia per lui, non solo da chi professava la sua stessa fede politica, ma anche dai suoi avversari politici. E fu così che grande fu il desiderio di continuare con le ricerche e riportare su carta stampata la vita e il pensiero di un  uomo che vive ancora oggi nelle azioni e nei ricordi di chi lo ha amato. Il ritratto parte dalla sua biografia e prosegue verso la realizzazione di quella che fu la carriera di Moro come professore di diritto negli Atenei di Bari e della Sapienza di Roma e, come personaggio politico di spicco, agente mediatore tra le opposte fazioni politiche in nome della unità dei cristiani e del centrosinistra.

Nel testo è sviscerato il suo pensiero vivo e vibrante ancora oggi: il dialogo e il valore dell’inclusione che probabilmente furono la causa della sua morte, le sue convergenze parallele, il suo richiamo a considerare prima di tutto la persona e poi lo status di cittadino, l’asservimento della politica ai doveri di solidarietà, principio da Moro introdotto nella Costituzione nell’articolo 2, fu relatore, infatti, durante la redazione del testo costituzionale da parte della Commissione dei 75, per la parte inerente ai, Diritti dell’uomo e del cittadino. Lo Stato per Moro non doveva concedere diritti, ma riconoscerli, perché nel riconoscimento degli stessi rimanessero immanenti. Fu strenuo assertore del valore del negoziato, vera arma politica, punto d’arrivo civile di ogni società per scongiurare gli orrori della guerra, tradusse in realtà la dottrina sociale della chiesa coniugando però la laicità e la responsabilità di fronte alle tentate interferenze della chiesa nella vita politica.

Nella sua azione politica fu impegnato nella difesa degli ultimi e nel progetto di collaborazione e apertura verso altri partiti esclusi dalla maggioranza di governo come il Partito Socialista Italiano e il Partito Comunista. Con il suo forte carisma suscitava un enorme consenso e una grande partecipazione, lo testimoniano le folle oceaniche che accorrevano ai suoi comizi, le attestazioni di stima dei suoi avversari politici. Aldo Moro credeva fortemente che il nostro Paese fosse una organizzazione solidaristica e che se la DC era diventata il più grande partito d’Italia lo doveva anche alla minoranza parlamentare, quest’ ultima ugualmente non poteva che nutrirsi del dialogo con la maggioranza, voleva a tutti i costi che si comprendesse la necessità e l’ineluttabilità del vivere insieme e lottare uniti verso la governabilità dell’Italia, confondendosi e dando il meglio di se.

L’uccisione del grande statista da un commando delle Brigate Rosse quel piovoso 9 maggio del 1978, dopo 55 giorni di prigionia, testimonia l’inefficacia dei sistemi di sicurezza dell’epoca, facilmente eludibili, e la evidente solitudine  di un uomo che parlava, evidentemente di verità scomode. Illuminante è nel testo la testimonianza del giudice Ferdinando Imposimato  che ha riottenuto l’apertura del processo e ha istituito una Commissione Parlamentare sul caso Moro.

Ugualmente sono rivelatrici della vera natura di Moro le parole degli stessi brigatisti che vollero colpire l’architrave della Repubblica, l’uomo che avrebbe potuto cambiare davvero il corso degli eventi. Nell’attesa che venga fatta luce su un caso criminale e politico, su questa triste vicenda della storia italiana, su quel delitto di abbandono come lo definì Carlo Bo, rimangono lapidarie le parole che il più importante uomo della politica dell’epoca scrisse tra le mura anguste della sua prigione: Questo Paese non si salverà. La stagione delle libertà si rivelerà effimera se non rinascerà un nuovo senso del dovere e, ancora..Il domani appartiene agli innovatori, seri, attenti, senza retorica.

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