Alessandro Leopardi, continua il mistero sulla scomparsa. Di chi sono i resti ritrovati a Valenzano?

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La scomparsa di Alessandro Leopardi, 38enne imprenditore di Valenzano, lo scorso 1 ottobre, in maniera del tutto improvvisa dalla sua abitazione, denunciato prontamente dalla moglie dopo la scoperta (l’uomo non era andato a ritirare la figlioletta da scuola), rischia di ingarbugliarsi ulteriormente.

Non è ancora certo, infatti che i frammenti di ossa rinvenute a poche centinaia di metri dall’abitazione dello scomparso, alla periferia di Valenzano, possano essere umane ed attribuibili a Leopardi. Un cadavere carbonizzato che gli investigatori baresi ritengono possano appartenere al corniciaio scomparso.

Da alcuni giorni è al lavoro sui frammento una equipe coordinata dal professor Francesco Introna, ma sono necessarie analisi lunghe e difficili, per rilevare il dna, ricomporre il corpo e dargli un nome. Non ci sono al momento elementi certi, scientifici, che colleghino quelle ossa bruciate all’uomo scomparso, ma si tempi ed il luogo del ritrovamento farebbero ricollegare i due episodi (la scomparsa ed il ritrovamento del corpo).

Nel 2005 Leopardi, che all’epoca era titolare di una corniceria, aveva denunciato per estorsione alcuni affiliati al clan Stramaglia. In tre furono arrestati dai carabinieri: Michele Buscemi, Luca Masciopinto e Matteo Radogna. Per oltre cinque anni, per motivi di sicurezza, Leopardi insieme alla sua famiglia si era trasferito nelle Marche, per poi rientrare in Puglia nel 2011. Da allora, apparentemente e stando anche alle dichiarazioni della moglie, non ci sono stati problemi nè minacce.

Ora il rompicapo della scomparsa e del ritrovamento del corpo completamente carbonizzato. Sarebbe facile fare un collegamento tra i due episodi, ed il movente potrebbe essere ricollocato in un regolamento di conti a distanza per le denunce fatte. Ma gli inquirenti frenano e vanno con i piedi di piombo. Soltanto gli esami autoptici dei resti e il dna potrebbe risolvere il mistero.

Di fatto però le indagini non vanno più verso la scomparsa ed il rapimento, ma anche nel senso di un possibile omicidio.

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Redazione
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