“L’aliquota migliore è al 15%”. Armando Siri rilancia la Rivoluzione Fiscale

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Da anni cura buona parte dei programmi fiscali e politici della Lega, responsabile economia e formazione del partito, oggi è candidato in Emilia Ovest, capolista al Senato per la squadra di “Salvini Premier”.

Armando Siri in questa intervista parte dal cavallo di battaglia della  tornata elettorale, ovvero la Flat Tax con una aliquota unica al 15%, ben descritta in un libro e con l’unica concreta riforma depositata in Parlamento (Legge 3170/2015).

Da qui si avvolge il nastro per una chiacchierata più profonda nei meccanismi disfunzionanti del Paese, in ciò che si potrà fare con il centrodestra al Governo, sul come rimettere al centro il lavoro e la crescita. Non manca la disamina di lungo respiro sulle storture della scuola, la moneta unica e la legge Fornero, che andrà abolita senza tentennamenti.

Siri, l’esecutivo che verrà ha davanti a sé un grande obiettivo, ovvero quello di riallacciare il rapporto di fiducia con l’elettore-contribuente. Sappiamo bene che la sua Flat Tax è originata per tale scopo, si potrà realizzare?

“Potere si può, ci sono tutte le premesse e le promesse del caso. Tutta la coalizione è coesa su questo progetto e nessuno può rimetterci la faccia.”

Ormai è una corrida di numeri, o si ostracizza oppure ognuno spara aliquote a caso. Come nasce la tassa piatta al 15%? Se non erro, oltre al libro, ha depositato una proposta di legge.

“È un Disegno di Legge che abbiamo depositato in Parlamento nel 2015, con il quale modifichiamo l’attuale impianto Irpef e Ires, previsto dal Testo Unico delle imposte sul reddito. L’aliquota corretta per portare ristoro tributario a tutti i contribuenti partendo dalle fasce di reddito più basse è il 15%, faremo e rifaremo i conti mille volte ma arriveremo sempre lì.”

Il Movimento 5 Stelle per arginare la moria di lavoro, parla di reddito di cittadinanza. Il Partito Democratico, di reddito di inclusione. Si può pensare di risolvere il problema con i sussidi?

“Con questi provvedimenti  si cura la febbre ma non la causa della malattia che in questo caso ha un nome ben preciso: Stagnazione. I sussidi si danno a chi non è in grado per malattia fisica o mentale di concorrere al pieno sviluppo materiale e spirituale della Società, non indiscriminatamente a chiunque per evitare che rivendichi il proprio diritto a realizzare i propri scopi attraverso il lavoro.

Noi vogliamo investire tutte le risorse possibili per creare occupazione e un’autentica crescita, per ridare agli italiani fiducia nel domani. La fiducia è il miglior antidoto alla crisi. Significa tornare a investire, spendere, produrre e progettare. Solo così l’Italia riparte.”

Lei ha proposto di modificare l’Articolo 67 della Costituzione, con l’introduzione del vincolo di mandato. In questi anni abbiamo visto i parlamentari cambiare costantemente casacca, con voi al Governo si potrà fermare questo scempio?

“Il rispetto per il voto degli elettori deve essere una priorità. Noi proponiamo un vincolo di mandato sul programma, non vogliamo limitare la libertà di coscienza del parlamentare che resterebbe libero di esprimersi su questioni etiche, su provvedimenti che riguardino l’interesse del suo territorio e in caso di voto sulle persone.

Però se uno ha preso i voti per portare avanti un programma e un’idea di Paese, non può saltare dall’altra parte magari consentendo la nascita di un Governo degli avversari.

La modifica dell’art.67 prevede una riforma della Costituzione con la maggioranza dei due terzi. Noi ci siamo, vediamo quali altre forze politiche saranno disposte a prendersi questo impegno solenne di non tradire il mandato elettorale. Mi auguro intanto che il 4 marzo gli italiani si ricordino chi ha agito con rispetto e coerenza, e chi no. Sarebbe già un buon segnale.”

Capitolo pensioni, tra Salvini e Berlusconi non vi è una veduta organica sulla cancellazione della Legge Fornero. Però lei propose un nuovo modello di quiescenza, con una contribuzione più leggera ed un assegno chiaro dopo 35 o 40 anni d’impiego. Ce lo spiega nel dettaglio?

La legge Fornero sarà cancellata in tutte le sue forme discriminatorie e vessatorie. Detto questo occorre pensare ad un nuovo concetto di previdenza, soprattutto per garantire ai più giovani la pensione. Perciò, fatto salvo il concetto quota 100 e quota 41 (ovvero il poter andare in pensione con una somma tra l’età e i contributi che arrivi a 100, oppure un totale di 41 anni di versamenti senza vincolo di età), si deve stabilire un principio per cui la pensione di anzianità non è un provvedimento sociale, ma un diritto di chi ha versato e pagato per la prestazione.

C’è però un problema alla base più complesso, che riguarda la scuola e il sistema di accesso al lavoro. Abbiamo spinto tutti i giovani a riempire le università facendo credere loro di non valere nulla e di non poter avere prospettive senza un ‘pezzo di carta’. Sbagliato!”

Arti e mestieri, l’artigianato, le professioni bianche, stiamo perdendo un po’ di tutto. E alziamo sempre l’asticella del titolo per lavori che non ne avrebbero bisogno.

“Così abbiamo spinto chiunque a rimandare l’accesso nel mondo del lavoro senza motivo, e abbiamo pregiudicato il loro futuro. Abbiamo bisogno di giovani che già con il diploma possano cominciare a lavorare come si faceva un tempo.

Geometri, ragionieri, periti, segretarie d’azienda, maestre d’asilo, non ci sono più. Un conto era uscire dal liceo a 18-19 anni e cominciare un lavoro, un conto è studiare tra università, master, tirocini e corsi vari, affacciandosi al mondo del lavoro a 30 anni e più.

Fino a quando devono lavorare queste persone per maturare una pensione? L’università deve tornare ad essere solo per alcune carriere specifiche, medico, avvocato, ingegnere, che erano professioni che generavano professionisti i quali avevano la possibilità di costruirsi una carriera con una maggiore autonomia contributiva.

E poi più si è giovani ad entrare nel mondo del lavoro, più si è duttili ad imparare ed acquisire i segreti del mestiere. Chi un tempo cominciava a lavorare come ragioniere a 20 anni, a 30 aveva già comprato casa, era sposato con una famiglia ed era già un uomo. Oggi a 30 anni i ragazzi sono costretti a stare ancora a casa dei genitori, e vagare con un curriculum in mano tra un lavoretto precario e l’altro.”

Parliamo di Europa. Ci sono una gabbia burocratica ed una moneta unica disfunzionanti, ormai è chiaro a tutti ed è chiaro da anni. Eppure sul tema della sovranità del conio, v’è molta disinformazione ed anche paura mediatica. Andando proprio al nocciolo, che sia italiana europea o mondiale, non sarebbe più sano riottenere la natura pubblica delle banconote?

“Le banconote, lo dice la parola stessa sono ‘note’ di banca, e la loro circolazione viene definita ‘legale’ perché lo Stato in cui circolano è disposto ad accertarle come pagamento delle imposte.

Non disporre più di una Banca Centrale pubblica come era la Banca d’Italia, limita fortemente la sovranità dello Stato, soprattutto nell’agire la politica monetaria in momenti di recessione come quello che stiamo vivendo da 10 anni.

La BCE di fatto non ha mai agito da Banca Centrale, salvo negli ultimi 2 anni con estremo ritardo, assicurando l’acquisto dei Titoli di Stato dei Paesi membri evitando così la speculazione del mercato. Però non è una soluzione definitiva. Tutt’ora rimangono in ‘pancia’ della BCE che non è un Ente dello Stato, bensì un soggetto autonomo.

Molti Titoli pubblici italiani possono essere ancora oggetto di speculazione. Serve un percorso di rinegoziazione di questa impostazione europea. Intanto noi lavoreremo per riacquisire tutti i Titoli del Debito Pubblico collocati fuori dall’Italia, che possono generare speculazione. Gli italiani sono perfettamente in grado di detenere il Debito Pubblico del proprio Paese, come hanno sempre fatto acquistando Bot e CCT.

Chi li aveva spaventati facendo loro credere che lo Stato potesse fallire perdendo i loro risparmi, lo ha fatto per spingerli verso altri prodotti finanziari privati, e quelli sì che si sono rivelati una catastrofe. Basti pensare a Lehman Brothers, ma anche alle banche nostrane.”

La pacificazione fiscale sarà l’anno zero del sistema impositivo, secondo il vostro progetto. Si parla poco però di libera circolazione del contante, non crede sia un punto dirimente tra le libertà individuali? Gli strumenti elettronici e gli intermediari bancari, dovrebbero essere comodi, non coercitivi.

“Finché ci sarà la circolazione del contante ci sarà la libertà dell’Uomo, nel momento in cui cesserà, inizierà un lungo periodo di schiavitù.

Quando un individuo non può disporre in piena libertà e autonomia del proprio denaro, ma deve passare da un intermediario terzo come la banca o qualunque altro soggetto finanziario, la sua disponibilità dipenderà sempre da questo soggetto.

Se da un momento all’altro per sbaglio o per volontà precisa venisse schiacciato un bottone, che ti impedisce di usare i tuoi soldi, cosa ti succede?

Aspetti i tempi della giustizia per rivendicare i tuoi diritti che nel frattempo si sono fatti sempre più deboli? Basta vedere cosa succede adesso, quando abbiamo un problema e chiamiamo il call center che ci risponde ‘purtroppo non dipende da me ma dal sistema.’

Con i soldi in tasca, il mangiare ed il dormire sono sempre assicurati”.

La Lega è cresciuta, è diventata un partito nazionale e questa volta si punta seriamente al Sud. Cosa possiamo fare per il Mezzogiorno?

“Il mezzogiorno ha bisogno di meno assistenza e più infrastrutture per poter partecipare a pieno titolo alla crescita del Paese. Serve completare l’alta velocità ferroviaria, investire negli scali portuali, che possano così intercettare i traffici dal Canale di Suez che da soli valgono 500 miliardi e 5 milioni di posti di lavoro.

Servono strade e autostrade adeguate e collegamenti aeroportuali coerenti con la vocazione turistica del territorio, ma anche con l’esigenza del tessuto industriale. È impensabile che una spedizione di frumento, franco fabbrica, in Puglia costi il 20% in più che in qualunque altra regione del nord, perché non ci sono infrastrutture di trasposto adeguate.

Accorciare le distanze infrastrutturali significa anche dare maggiore qualità della vita a chi ad esempio non vuole lasciare i propri territori per lavoro ,e consentirgli di poter continuare a vivere a casa propria senza doversi trasferire definitivamente.”

Scuola di formazione politica. Lei ha un primato in Italia, essere arrivato al terzo anno di preparazione di una classe dirigente, tra seminari, docenti, giornalisti, esperti di dizione, comunicazione, insomma a 360°. Contro gli isterismi del Secolo corrente, ci si potrà salvare con la consapevolezza?

“Chi ha frequentato e frequenta la nostra Scuola Politica sa che prima della conoscenza delle cose intorno a noi, è fondamentale capire bene quali siano gli scopi e gli obiettivi che ciascuno intende perseguire in politica e nella vita.

In un’epoca in cui gli equivoci, soprattutto con se stessi, limitano e qualche volta ostacolano la nostra affermazione, occorre dedicare più tempo ad ascoltare se stessi.

Non buttarsi perché tutti si buttano, ma avere la consapevolezza che ciascuno ha talenti e possibilità specifiche, e conoscerle significa saperle sfruttare per affermarsi in politica come nella vita.

Questa consapevolezza non la si ottiene se non si è disposti a mettersi in discussione. Per poter davvero avere una classe politica nuova si deve necessariamente passare da un lavoro sulla coscienza individuale di ciascuno, altrimenti rischiamo di parlarci addosso, darci ragione, dire che gli altri sono stupidi e poi accorgerci che là fuori c’è un mondo che va avanti sempre peggio e noi non riusciamo a cambiarlo. Per un solo motivo: Non riusciamo a cambiare noi stessi.”

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