Ambiente svenduto: ripreso il processo a Taranto

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Il nome è tutto un programma: Ambiente svenduto. Dal nome dell’operazione delle forze dell’ordine a quello del processo che vede politici, imprenditori e funzionari pubblici accusati di aver svenduto l’ambiente e la salute dei cittadini di Taranto. E’ ripresa questa mattina a Taranto, l’udienza preliminare del processo legato all’inchiesta “Ambiente Svenduto”. A processo 49 persone e tre società, Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici con la grave accusa di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale.

Coinvolti, tra gli altri, i fratelli Nicola e Claudio Riva, figli di Emilio (deceduto lo scorso aprile) ed altri ex esponenti dell’azienda, tra cui l’ex direttore del siderurgico di Taranto, Luigi Capogrosso. Nel processo sono coinvolti anche il primo cittadino jonico Ezio Stefàno (omissione di atti d’ufficio), il direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato (favoreggiamento verso Vendola) e anche lo stesso Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata verso i vertici dell’Agenzia regionale per l’ambiente.  A giudizio anche l’ex presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido, il deputato di Sel, Nicola Fratoianni, l’assessore regionale all’Ambiente, Lorenzo Nicastro, e l’attuale assessore regionale alla Sanità, Donato Pentassuglia, tutti accusati di favoreggiamento.

Sono in tutto 286 le parti offese indicate dalla Procura, a cui vanno ad aggiungersi associazioni e sindacati. Tra le richieste di costituzioni di parte civile spicca il risarcimento milionario (10 milioni di euro), avanzato da Legambiente e quello del Comune di Taranto. Il Gip Vilma Gilli dovrà sciogliere la riserva sulle oltre 1.100 richieste di costituzione di parte civile.

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Redazione
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