Amianto, risarcimento milionario ai parenti di un operaio morto a Brindisi

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Certo, nulla potrà ridare alla famiglia dell’operaio deceduto nel 2005 il proprio congiunto. Ma un risacrimento danni può aiutare a superare la difficile situazione economica derivata dalla morte del proprio familiare a causa dell’amianto inalato nel suo luogo di lavoro.

Un risarcimento di 1 milione e 235 mila euro è stato riconosciuto dal giudice del lavoro di Brindisi, e confermato dal giudice di II grado, alla moglie e ai 4 figli di un operaio morto nel 2005 dopo aver contratto asbestosi e un carcinoma polmonare per esposizione all’amianto sul luogo di lavoro.

Era impiegato nella ‘Beraud‘, ora in liquidazione, che operava nel petrolchimico. Per il recupero del credito gli aventi diritto hanno citato dinanzi al giudice civile gli amministratori dell’epoca. L’operaio, con mansioni di sabbiatore, verniciatore e spalatore, ha lavorato nel petrolchimico di Brindisi dal 1963 al 1985. In virtù dell’esposizione alle particelle di amianto e di altre sostanze nocive con cui sarebbe entrato in contatto sul luogo di lavoro, aveva già ottenuto il riconoscimento dei benefici pensionistici.

L’uomo morì nel 2005, quattro mesi dopo la diagnosi della malattia che, secondo quanto sostenuto dagli avvocati Giacomo Greco e Giuseppe Guastella, fu “una conseguenza diretta della mancata adozione di appropriati mezzi di protezione in relazione alla natura delle sostanze cui è stato esposto nel corso del rapporto di lavoro”.

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Redazione
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