Araldo Di Crollalanza, l’uomo che disegnò Bari e la Puglia del futuro

0
Palazzo della Provincia di Bari.

 

In Giappone i terremoti non fanno notizia, e, soprattutto, non fanno notizia le ricostruzioni post-sisma. In Italia, al contrario, edifici nuovi crollano alla prima scossa e per anni vengono versati fiumi d’inchiostro per denunziare i ritardi, gli sprechi, il malaffare conseguenti ad ogni ricostruzione, mentre una pletora di sociologi, filosofi ed opinionisti d’ogni risma spiegano all’uomo della strada che tutto ciò è fisiologico, che il popolo italiano è quello che è, auspicando un cambiamento che non arriva mai. Eppure c’è stato un tempo in cui in Italia intere città venivano ricostruite (o edificate ex novo) in pochi mesi: è quanto accadeva durante il Ventennio con Araldo Di Crollalanza al Ministero dei Lavori Pubblici.

E per l’appunto in occasione dell’ultimo disastroso terremoto, un giornalista fuori dal coro, Gianluca Veneziani, ricordò la meritoria opera del Di Crollalanza durante la ricostruzione post-sisma del Vulture (1930). Benito Mussolini in persona gli affidò l’arduo compito della ricostruzione, che portò a termine in tempi rapidissimi – appena tre mesi – consegnando 3.746 nuovi alloggi (distribuiti in 961 case antisismiche) ai terremotati e riparandone circa 7.000; e quelle stesse case resistettero, 50 anni dopo, al devastante terremoto dell’Irpinia. La vicenda della ricostruzione del Vulture si concluse con un aneddoto che è passato alla Storia: il Duce si complimentò col Ministro, non tanto per la celerità e l’efficienza nel dovere compiuto, ma per la restituzione all’erario d’una cospicua somma di danaro avanzata; aneddoto che ormai sembra una favola, per chi è abituato a vivere da decenni nella miseria morale dell’Italia attuale.

“Architettura del Ventennio fascista a Bari” è il libro dell’Arch. Simone De Bartolo edito da Arco e la Corte.

Non ci proponiamo di riassumere in questa sede tutte le sue benemerenze, bensì di ricordare soltanto in parte ciò che ha fatto per Bari e per la Puglia (ma non si deve dimenticare che promosse la realizzazione di opere pubbliche in tutta Italia, quali ad esempio la direttissima Firenze-Bologna). In veste dapprima di Podestà, poi di Ministro, promosse lo sviluppo del capoluogo barese, che negli anni Trenta divenne la città più importante della Puglia, seconda soltanto a Napoli nel Mezzogiorno. Il Lungomare monumentale (di Levante e di Ponente) costituì il fiore all’occhiello della sua Amministrazione, con la sua monumentale “palazzata” in cui spicca l’alta Torre (dedicata ai Martiri Fascisti) del Palazzo della Provincia, prezioso scrigno d’opere d’arte che ospita la Pinacoteca Provinciale. Tali monumentali edifici vennero realizzati tra il 1932 e il 1935, quindi in tempi rapidissimi (la “colmata a mare” ossia l’attuale sedime stradale, venne realizzata tra il 1927 e il 1930): tempi che oggigiorno non basterebbero neppure per l’approvazione del progetto preliminare (!).

Tra le innumerevoli opere edilizie ed infrastrutturali che resero Bari degna d’assurgere al rango di città moderna, ricordiamo inoltre: l’ultimazione della rete idrica cittadina, che consentì l’arrivo dell’acqua corrente in ogni abitazione; il primo servizio d’illuminazione elettrica; la costruzione di un canale deviatore, il cosiddetto “Canalone” tuttora esistente, che impedisce lo straripamento delle acque (dopo l’alluvione del 1926, l’ultimo verificatosi a Bari, furono anche costruite case per gli alluvionati); la realizzazione della nuova rete fognaria, i cui tombini non a caso riportano l’emblema del fascio littorio; la costruzione del nuovo porto marittimo e dell’Aeroporto di Palese; la ristrutturazione della rete stradale, per rispondere alle nuove esigenze del traffico veicolare e la costruzione del cavalcavia XXVIII Ottobre (sottopasso di via Quintino Sella); la costruzione di svariati gruppi di case popolari. Come si può evincere da questo succinto e parziale elenco, prima dell’intervento del Podestà mancavano a Bari impianti idrici e fognanti, l’illuminazione elettrica, e tanti altri servizi di primaria necessità per la vita moderna. Anche l’istituzione della Regia Università Adriatica “B. Mussolini” (1925), oggi Università Aldo Moro, ospitata nell’ottocentesco Palazzo Ateneo nonché la creazione della cittadella del Policlinico e della Fiera del Levante (1930) si debbono a lui; per quanto l’idea della Fiera fosse stata in primis del Sen. Antonio De Tullio, Di Crollalanza ne fu il realizzatore (non partecipò all’inaugurazione della Fiera con il Re e le altre Autorità proprio perché in quel periodo era impegnato con l’emergenza del Vulture).

Nella Capitanata, subentrando al Conte Valentino Orsolini Cencelli a capo dell’ONC (Opera Nazionale Combattenti), diresse la Bonifica del Tavoliere, promovendo la realizzazione dei borghi rurali (il maggiore di questi centri è Segezia, borgo progettato dal noto architetto Concezio Petrucci), esemplati sul modello delle città di fondazione dell’Agro Pontino (Littoria, Sabaudia, Aprilia, Pontinia e Pomezia) redento dal Regime (era stato proprio Di Crollalanza a promuovere lo sviluppo di Littoria, nonché la nascita di Aprilia e Pomezia, sempre nell’ambito dell’opera di bonifica condotta dall’ONC). Nonostante i faziosi tentativi di ridimensionare il successo delle bonifiche condotte nell’Agro Pontino e nel Tavoliere, peraltro provenienti da quella parte politica che da sempre ha promesso coi vaniloqui “la terra ai contadini” per trarre profitto dall’odio di classe, è un fatto senza tema di smentite che le terre redente furono effettivamente date agli agricoltori, e le case coloniche sono ancora lì a testimoniarlo: testimonianze mute, ma più convincenti di mille vuoti discorsi d’inutili politicanti.

Nel Cimitero Monumentale di Bari si trova la sua semplice lapide, posta sotto il monumento sepolcrale del padre Goffredo, insigne studioso d’araldica: pregevole opera in stile Liberty dello scultore Giovanni Laricchia, bella ma non pretenziosa, raffigurante una donna con dei libri (Allegoria della Cultura), donata dai suoi allievi. Sulla lapide, una piccola fotografia ovale, ed una scarna iscrizione che elenca, oltre alle date di nascita e di morte, le date dei suoi incarichi pubblici; certamente tale sobrietà è in linea col pragmatismo del personaggio, pragmatismo da “uomo del fare” non disgiunto dall’acume intellettuale del fine giornalista e dalla profonda rettitudine del galantuomo. Il miglior epitaffio per quest’Uomo d’altri tempi lo scrisse Indro Montanelli: “L’uomo che aveva costruito città e province, non aveva una casa, né un palmo di terra, né un conto in banca”. Oggi più che mai è necessario ricordare la figura di Araldo Di Crollalanza, perenne monito per quegli italiani che, per dirla con Ennio Flaiano, non hanno “né antenati né posteri”.

Simone de Bartolo
Architetto e scrittore

 

 

Nessun commento

Commenta l'articolo