La ballata delle acciughe. Vergassola presenta il suo romanzo ad Adelfia

0

Un vulcano che non si spegne mai. Dario Vergassola, intrattenitore, presentatore televisivo, attore, cabarettista, cantautore e… scrittore. “La ballata delle acciughe” è il titolo del suo primo romanzo, presentato ieri presso la Biblioteca Comunale di Adelfia, in una delle tappe della kermesse itinerante Il Libro Possibile.

Un’occasione per unire e coniugare passato e presente; generazione Woodstock e “quelli della fila alla Apple”; il bar degli amici e facebook; le maniche rimboccate e il consumismo; le canne e… le canne. Perché come ricorda Dario, se è vero che un ventenne degli anni ’80 aveva poco o niente, be’ è vero pure che “non vorrei avere vent’anni oggi. Oggi che avete praticamente tutto, ma vi fate le canne come c’è le facevamo noi. Avete studiato perché i vostri nonni hanno faticato affinché i vostri padri potessero permettervelo, ma che a 35 anni vivete ancora come eterni studenti perché non avete un lavoro in grado di farvi mantenere da soli”.

Un incontro, quello con Vergassola ad Adelfia ieri sera, accompagnato sul palco anche da alcuni ragazzi delle scuole superiori, che nella sala gremita, ha raccontato una storia oltre l’inchiostro delle pagine di un libro. Un’opportunità di lettura per i ragazzi, ma anche di incontro e confronto.

Tra le righe di Vergassola emerge la personalità dell’autore; comico fuori, estremamente sensibile e curioso dentro. La sua passione per la musica emerge come un re maggiore di Beethoven; con qualche escamotage riesce a mettere insieme Jimmy Hendrix (“Quasi, quasi, meno male che è morto, se no potevamo trovarcelo ad XFactor”) e i Chemical Brothers (qualcuno ci può  sempre cascare); Woodstock e La Spezia (partita a Genova Italia contro Albania; gli albanesi erano avvantaggiati; sono arrivati in gommone); il bar degli amici e internet (“La mia e la vostra generazione non sono così diverse; c’avete fregato un po’ con internet; ma non credete, noi adulti grazie a youporn vi stiamo raggiungendo).

Così i fratelli Chiappa, protagonisti del Romanzo, fanno da pontiere tra passato e presente, tra una serie di curve chiamate equivoci, tra vicende di fantasia e temi di attualità; embrioni di interrogati sul senso della giustizia, sulla lealtà della politica – “Uno Stato che permette le slot machine nei bar, è come uno che va a vendere eroina a scuola elementare” – sull’impotenza delle lotte solitarie. Un romanzo sì, un romanzo senza fine. Perché più miglioriamo, e non è detto che sia meglio, più non sappiamo quello a cui andiamo incontro. E allora sfuma. Fumo. Intenso come le parole, leggero come una ballata; quella delle acciughe.

Condividi
Maria Pia Ferrante
Nata a Bari nel 1982, laureata in Farmacia, è insegnante e pubblicista. Appassionata di cinema e musica, vivrebbe ovunque purché davanti un palco o un grande schermo. Mischia cucina e alchimia. Sunset victim; rock fanatic. Girovaga per festival e si commuove sempre sulla sigla di Fuori Orario

Nessun commento

Commenta l'articolo