Nelle ultime settimane la scuola Don Bosco di Bari, nel quartiere Libertà, è tornata a far parlare di sé. Dopo i fatti accaduti nel marzo scorso quando una mamma picchiò una maestra rea, secondo lei, di aver maltrattato dei bambini, e ancora ad aprile in seguito al ritrovamento di una scacciacani senza tappo di sicurezza addosso ad un bambino, l’ultimo episodio si è consumato poche settimane fa, quando un’altra mamma ha aggredito fisicamente un’educatrice, colpevole di aver tolto di mano la merendina al figlio disabile e di averla mangiata per punizione.

A quanto pare però la storia non sarebbe assolutamente andata così.

L’educatrice, collaboratrice di una cooperativa esterna, avrebbe davvero mangiato un angolino della merendina del ragazzo. Ma questo sarebbe avvenuto dopo che il ragazzino, parte di un nucleo familiare a rischio e abituato ad usare modi e parole non sempre rispettosi, ha gettato le sue cose per terra rifiutandosi, con parole pesantissime, di mettere ordine in seguito il richiamo della maestra. A quel punto l’educatrice gli avrebbe detto: “Se non metti a posto me la mangio io”.

Quest’ultimo evento non ha fatto altro che acuire il malumore tra gli insegnanti, spaventati oggi dalla possibilità che in futuro alcuni episodi possano ancor più trascendere. Ma anche, e soprattutto, arrabbiati dall’inerzia del preside dell’Istituto Giuseppe Capozza.

A sentire alcuni insegnanti della Don Bosco si percepisce infatti la grande preoccupazione di come la scuola rischi gradualmente di divenire terra di nessuno. Gli episodi citati infatti sembrerebbero essere solo i fatti più eclatanti commessi in un luogo in cui genitori, studenti ed ex studenti siano liberi di fare il “bello ed il cattivo tempo”. Sono noti a tutti infatti tanti altri episodi di tensione nella scuola. Un ragazzo sembra che un giorno fosse arrivato a scuola visibilmente sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Ma accade anche che ex alunni entrano ed escono dalla scuola creando caos e disordine. E un’altra volta un ragazzino è stato trovato con un coltello addosso. Oltre alle innumerevoli volte in cui gli insegnanti sono stati bersaglio di pesanti minacce da parte dei genitori e a volte degli studenti stessi.

E’ evidente che le condizioni di lavoro degli insegnanti della Don Bosco siano difficili. E’ dura gestire ragazzi con alle spalle famiglie e un’educazione basata sulla legge del più forte. Proprio per questo si percepisce che i docenti della scuola desiderino un’azione più convinta del dirigente scolastico. Lo si accusa, infatti, di non aver quasi mai fatto ricorso alle forze dell’ordine nei casi in cui si rivelava necessario. Né di aver posto alcuna questione agli organi competenti in maniera ufficiale.

Il preside Capozza però minimizza: “Non si vogliono certo nascondere certe situazioni. Però vogliamo affrontare le crisi con il dialogo. Bisogna pensare che certi imprevisti nella propria carriera possono capitare e tu devi essere pronto a saperle affrontare. Quando quest’estate c’è stata la chiamata per competenze e io chiamato gli insegnanti li ho avvisati delle problematiche di gestione di parte dell’utenza della scuola. Non possiamo però barricare la scuola. Intanto però abbiamo accentuato alcuni aspetti della vigilanza e della sicurezza con un regolamento un po’ più restrittivo”. Capozza spiega poi che tutto quello che accade in una scuola è a carico della scuola stessa: “Gli uffici superiori si interessano di preparare gli insegnanti e promuovere corsi di formazione. La gestione dei casi concreti le scuole possono agire autonomamente, ce la dobbiamo vedere noi insomma. Ma la scuola è un luogo aperto al pubblico. Si può certamente fare un regolamento per disciplinare entrate e uscito. Ma questo mica basta. Il modello che la San Giovanni Bosco vuole trasmettere ai ragazzi è quello educativo”.

Nessuno vuole una scuola blindata. Tutti però pretendono una scuola in cui gli insegnanti possano essere messi nella condizione di inseguire al meglio lo scopo comune, quello di educare ed insegnare senza aver timore di farlo.

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