Bari, “Il sindaco pescatore” di Ettore Bassi al Teatro Forma

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Il 5 settembre 2010 a Pollica veniva assassinato alle 22,15 Angelo Vassallo, sindaco del Comune del Cilento: storia di mafia quotidiana, o di camorra se volete; una di quelle storie di cui si parla finchè sono vive nel ricordo e che poi piano piano si lasciano decantare fino a riprenderle in commemorazioni sempre più rade.

E invece no! Perché sulla vicenda è stato scritto un libro dal fratello della vittima, Dario; perché ne è stato fatto un film, “Il sindaco pescatore”, con Sergio Castellitto, e perché ora è in giro per i teatri italiani una commedia dallo stesso titolo, che è un atto di denuncia e di divulgazione. Il tour ha fatto tappa anche a Bari al Teatro Forma con due spettacoli lo stesso giorno.

E’ la storia di un uomo semplice, un pescatore appunto, che si fa sindaco con il solo vero scopo di fare il sindaco (fu eletto per tre legislature consecutive dal 1995 al 2010): amministrare la cosa pubblica come il buon padre di famiglia, prendendosi cura della comunità del suo paese di 2.400 abitanti, difendendo l’ambiente e occupandosi del sociale con estrema coerenza fino in fondo, fino alla morte. Sì, perché essere onesti e giusti, applicare le leggi con correttezza, oggi significa essere fuori dal coro e scontrarsi inevitabilmente con i poteri forti della malavita, spesso collusi con le istituzioni.

La pièce, un monologo, parte dalla fine, dal momento in cui Vassallo incontra il suo sicario di cui può vedere solo gli occhi perché è incappucciato. E’ l’uomo che cerca eventuali errori nella sua vita attraverso l’autocritica prima di rendere l’anima; la sua persona ne esce pulita, e la conferma di quella assoluzione è la presenza dell’assassino, un altro uomo, un individuo che non sa e non capisce che quando premerà il grilletto ucciderà sì, ma farà del male anche a sé stesso! Il protagonista racconta e si racconta: l’interlocutore è il criminale che sta per ucciderlo, ma è anche la platea del teatro.

La parte del sindaco è sostenuta da Ettore Bassi, attore barese già noto al pubblico televisivo per aver partecipato a celebri fiction come “Un medico in famiglia”, “Carabinieri”, “Rex” e la miniserie “Chiara e Francesco”. Sul palco l’interprete si sposta in un triangolo di tre sedie (una è la poltrona da sindaco) distribuendo riflessioni e considerazioni rivolto al suo muto interlocutore. Sullo sfondo una rete da pescatore; ai lati una decina di ragazzi della scuola di recitazione del Teatro Forma. In ogni teatro dove recita, Bassi coinvolge sempre un gruppo di ragazzi del posto, perché “i giovani sono veicolo del messaggio di speranza che lo spettacolo vuole portare”. In effetti l’opera è un progetto rivolto non solo a gente comune ma anche al mondo delle istituzioni scolastiche, con il fine di “ampliare la cultura della legalità nella società”. La pièce scorre liscia senza intoppi né forzature e cedimenti; il ritmo è poco incisivo ma discreto. La sceneggiatura è scritta da Dario Vassallo in collaborazione con Edoardo Erba: molto apprezzato lo sforzo di indicare la cultura come elemento fondamentale per superare l’ignoranza che genera violenza. La regia di Enrico Maria Lamanna è accurata e senza pretese, nel pieno rispetto dei canoni dei monologhi. La parte musicale porta la firma illustre di Pino Donaggio.

E se la scommessa è quella di “trascinare il pubblico dentro una storia che già si sa come finisce” (Bassi), sicuramente l’attore può dirsi soddisfatto, anche se il suo monologo ha incontrato una certa freddezza proprio nei teatri della Campania.

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