Basta guardare fuori, l’ambivalenza del romanzo di Monica Bardi

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Basta guardare fuori, pgg 124, Editore CSA, Anno 2013. L’ambivalenza già intuibile dal titolo è il filo rosso conduttore del romanzo psicologico tinto di passione e colpi di scena dell’autrice, Monica Bardi (nella foto).

Il racconto si distende a due voci, quella dell’autrice e di una coscienza narrativa che si evidenzia nel testo in grassetto che, come un grillo parlante, bacchetta e dischiude gli orizzonti su temi etici di grande attualità. L’umanità della protagonista, la dottoressa Amira Dawson che salva Evelyn dalla morte è uno degli argomenti decantati a gran voce, infatti, ella combatte per salvare vite umane nella ricerca appassionata di cure alternative invise alle case farmaceutiche protese al profitto a scapito di vite indifese.

La dignità di ogni essere vivente specie degli animali innalzati ad esseri angelici per l’umanità nel loro amore gratuito verso l’uomo, le disarmonie dell’animo umano viste con uno zoom asettico senza giudizi né pregiudizi, si incastrano nel racconto che vede protagonisti uomini e animali in completa simbiosi e parità in pensieri, opere ed omissioni.

Ogni personaggio è stilizzato con contorni incerti a riprova della infinita possibilità di estendere le conoscenze di se stessi e del mondo che ci circonda. Ciascuno ha abbinato un colore e persino un odore che ne racconta le caratteristiche. Suggestive e fantasiose le metafore utilizzate nel testo per riportare il lettore in una dimensione di sogno, di pensiero che sfugge la realtà per un attimo, forse, rappresenta quella boccata di ossigeno che ci consente di proseguire nel cammino terreno con più forza.

Nel mondo delle seconde possibilità ognuno sceglie se guardare fuori o cambiare prospettiva d’osservazione incentrandosi su se stesso: la scelta sta al lettore indotto ad un equilibrio salvifico e ristoratore.

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