Calcio femminile. Katia Serra negli spogliatoi della Pink Bari

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Il dialogo come veicolo per la crescita di tutte le parti in gioco: le giocatrici, le società, l’intero movimento calcistico femminile. Katia Serra, responsabile calcio femminile dell’AIC – Associazione Italiana Calciatori – ha fatto visita allo spogliatoio della Pink Bari. Per la Serra una visita di rito, dato che è prassi dell’ex calciatrice girare fra le formazioni della serie A femminile per osservare da vicino lo sviluppo del settore. Visita che però assume particolari risvolti in seguito al comunicato che le giocatrici della Pink hanno diramato un mese fa: la squadra non si è sentita tutelata dall’AIC in sede federale quando il Dipartimento Calcio Femminile della Lega Nazionale Dilettanti ha ratificato, dopo 3 giornate di campionato, il meccanismo promozioni/retrocessioni per la stagione in corso.

“Sarei arrivata a Bari a prescindere da quel comunicato, perché io visito tutti gli spogliatoi in serie A – spiega Katia Serra – Ad ogni modo ho trovato un clima disteso, anche perché erano già state date risposte a quel comunicato attraverso i canali ufficiali e la stampa”. Per la Serra, l’inesperienza delle giocatrici nel rapporto con l’Associazione ha giocato un brutto scherzo: “L’AIC non ha peccato di difetti di comunicazione. Dal dialogo sereno e costruttivo con le ragazze è emerso come l’Associazione in realtà abbia sempre comunicato. Non si può però pensare – continua l’ex calciatrice – che la comunicazione possa essere andare in una direzione. Ciascuna associata di fronte ad ogni dubbio può liberamente contattarci: troverà da parte nostra sempre la massima disponibilità”.

Alle calciatrici non è andato giù aver scoperto in corso d’opera il meccanismo delle retrocessioni per la stagione in corso, con i play-out fra le formazioni che termineranno il campionato fra il settimo ed il decimo posto per stabilire le due squadre che accompagneranno le ultime 4 fra i cadetti. La riduzione del numero di squadre del campionato di serie A femminile era operazione già nota: “Con la delibera del Consiglio Federale del 18 luglio era già chiaro che il campionato sarebbe sceso da 14 a 12 squadre – specifica la Serra – Il meccanismo è stato deciso dal Dipartimento Calcio Femminile e ratificato a fine ottobre. Noi, come AIC, non siamo d’accordo e avevamo individuato proposte alternative. Ad oggi, comunque, non ci risultano ripensamenti da parte della Federazione”.

Ma ridurre i numeri di un movimento in crescita è davvero la soluzione ai mali del calcio femminile? “In tutta Europa i campionati con il tasso tecnico più alto e con maggior visibilità, anche in termini di sponsor, sono a 8, 10, massimo 12 squadre. Chi lavora bene col settore giovanile – spiega Katia Serra – beneficerà di questa riforma. Le statistiche dicono che negli ultimi 5 anni chi sale dalle categorie minori è quasi destinato a retrocessione sicura. Bisogna invece dare alle neopromosse gli strumenti affinché siano effettivamente pronte a salire“.

Per la Pink non è ancora il momento per capire se ha gli strumenti per restare in serie A. “Come tutte le squadre nuove paga lo scotto di doversi adattare al salto di categoria, dove maggiore qualità e soprattutto intensità di gioco fanno la differenza. Il girone d’andata serve come rodaggio – conclude la Serra – Solo da gennaio si vedranno i reali valori in campo e sarà più chiaro il destino di questa squadra”.

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Laureato in Scienze della comunicazione, vive una condizione mentale-lavorativa a suo dire schizofrenica: cerca con insistenza di unire in un’unica professionalità il suo amore per il web e la scrittura. Ama la Puglia e per questo, nonostante le difficoltà ha deciso di restare qui.

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