Caporalato, Stea: “Rischio paralisi del comparto”

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“Monitorare attentamente quanto sta avvenendo e intervenire immediatamente in caso di eccessi e storture, affinché, la nuova legge – già in vigore – contro il caporalato, da sacrosanto provvedimento di lotta allo sfruttamento con una pur giusta azione repressiva, se non applicata con buon senso e profonda conoscenza delle nostre realtà rurali non si trasformi – come del resto sta avvenendo – nella criminalizzazione di un’intera categoria che di colpo diventa mafia, gettando così letteralmente sul lastrico migliaia di imprese sane e piegando ulteriormente un settore, qual è quello agricolo, trainante dell’economia del Sud Italia in generale e della Puglia in particolare”.

Lo sottolinea, in una nota, il consigliere regionale del Gruppo Ap, Gianni Stea appellandosi direttamente al ministro Martina. Stea questa mattina era nella delegazione del Movimento nazionale agricolo che ha manifestato a Bari e chiesto un incontro con il Prefetto.

“Chiediamo la rivisitazione di una legge – continua Stea – creata sull’onda dell’emotività e che non rispecchia, anzi ignora dolosamente la realtà agricola italiana. Chiediamo soprattutto di cambiare registro quando imprenditori alle prese con norme stringenti e severissime possono essere paragonati addirittura a capi mafiosi e subire la confisca del terreno. Questa legge deve essere cambiata e adeguata, pur nella lotta senza confine alla schiavitù dei campi, a quanto quotidianamente avviene in aziende agricole che hanno una storia decennale di trasparenza e di rispetto dei diritti dei lavoratori”.

“E, nell’attesa che anche il Ministro Martina prenda atto del disastro in corso – conclude Stea – chiediamo alle istituzioni competenti per i controlli di applicare le norme con una forte dose di buonsenso per non dare il colpo di grazia definitivo, per esempio, alle imminenti campagne cerasicole e di raccolta dell’uva”.

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Redazione
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