Ciao Klas, gigante buono di Bari e Lecce

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Sul terreno di gioco era una vera roccia. Non smetteva mai di correre, di inseguire la palla e gli avversari, di inseguire quella sfera crossata saltando più in alto dei difensori. E negli ultimi anni ha combattuto come un leone anche contro il cancro. Ma alla fine ha perso la battaglia ed è morto questa mattina.

Soltanto una settimana fa Ingesson aveva annunciato le sue dimissioni dal ruolo di allenatore dell’Elfsborg, squadra della serie A svedese

Mai fuori posto. Mai una polemica, o un litigio con i compagni di squadra. Klas Ingesson è stato tutto quello che di buono si può chiedere ad un calciatore non dotatissimo dal punto di vista tecnico, ma con due polmoni ed una generosità grossi così. Per tre anni ha vestito la maglia del Bari, in serie A, dal 1995 al 1998, giocando 94 partite e segnando 11 gol e vestendo in diverse occasioni anche la fascia da capitano. Il colpo di testa era la sua arma migliore, ma il suo ruolo gli imponeva sempre di garantire copertura ai suoi compagni di gioco prima di riproporsi anche pericolosamente.

Centrocampista fortissimo atleticamente, alto e muscolare, mai cattivo e sempre concentrato.

Arrivò in Italia insieme, alla corte dei Matarrese, insieme al suo quasi “gemello” Kennet Andersson (che rimase al Bari solo una stagione prima di passare al Bologna) imponendosi subito per carisma ed un carattere che trasmetteva sicurezza a tutta la squadra. Dopo l’esperienza a Bari, città in cui ha lasciato un ricordo sicuramente molto positivo, ha giocato con il Bologna e, dopo una breve esperienza nel Marsiglia ha chiuso la sua carriera con la maglia del Lecce, giocando nel 2001 19 partite ed 1 gol.

Uomo sfortunato, ha più volte dovuto combattere con un mieloma multiplo che lo ha costretto a diverse operazioni e trapianti. Il 14 maggio 2009 si è diffusa la notizia che Ingesson fosse affetto dalla malattia. Il 13 gennaio 2010 arriva la notizia della sua guarigione. Nel gennaio 2013 Ingesson annuncia il ritorno del mieloma e che dovrà essere sottoposto a un terzo trapianto di cellule staminali visto che i due precedenti non hanno avuto successo.

Il 30 settembre 2013, contestualmente alla presentazione come allenatore dell’Elfsborg, dichiara di essere guarito dalla malattia. Nonostante ciò deve spesso ricorrere alla sedia a rotelle a bordo campo, complice una grave forma di osteoporosi. Nello scorso mese di aprile si è fratturato un braccio cadendo nello spogliatoio dopo una partita, un mese più tardi si è rotto il femore cadendo dalla sua sedia a rotelle nello stadio. Poche settimane fa ha dovuto lasciato la panchina dell’Elfsborg a causa del ripresentarsi per la quarta volta della malattia.

La scorsa notte Ingesson ha smesso di soffrire, spegnendosi nella sua abitazione all’età di 46 anni in seguito all’esito nefasto della malattia che lo aveva colpito a ripetizione. Senza scampo alcuno.

“I baresi lo ricordano come un grandissimo combattente e soprattutto per la sua correttezza e generosità – si legge sul sito ufficiale dell’Fc Bari, che ha voluto ricordare lo sfortunato giocatore – La Fc Bari 1908 si unisce al dolore della famiglia e di quanti lo hanno amato e stimato”.

 

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Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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