Clownterapia, l’Oasi del Sorriso porta felicità

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A Matera da diverso tempo c’è una Onlus che pratica la “terapia del sorriso”, ovvero si prefigge l’intento di portare serenità nella vita di piccoli e adulti, tra clownterapia e musicoterapia negli ospedali di Matera, Policoro, Altamura, Policlinico di Bari, Giovanni XXIII, ecc. Nelle informazioni della loro pagina Facebook si legge: “Ridere è il mezzo più sano per vivere meglio e più a lungo, sfidando le frustrazioni della vita.”

Ne abbiamo parlato con il Cavalier Giovanni Martinelli, che il 18 Giugno 2008 ha fondato l’associazione “Oasi del Sorriso”, da ex sottoufficiale della Guardia di Finanza in pensione, ha dedicato la sua vita agli altri.

Martinelli, da quanti anni e perché, ha cominciato a praticare clownterapia con la sua associazione?

“Tutto è iniziato 35 anni fa, non oggi, quest’anno infatti festeggio il 35esimo anno che faccio Babbo Natale, io ho cominciato così nel 1982. Poi piano piano sono andato negli Ospedali a fare questo per i bambini, vedendoli innamorati, estasiati, da questa grossa figura! Allora mi son detto ‘qua devo continuare in una maniera diversa’, e ho cominciato a fare anche il clown. Quindi sono un clown tutto l’anno, ed il mese di Dicembre continuo ad essere Babbo Natale.

Nessuno sapeva niente, lo facevo in anonimato. Fin quando un giorno da Napoli arrivarono dei clown fasulli in corsia, e da lì decisi che avrei fatto le autorizzazioni, tutto in maniera visibile e in regola, anche dal punto di vista assicurativo.”

La vostra è un’opera di solo volontariato?

“Certo. Ci metto affitto, acqua, corrente, benzina, palloncini, camici, regali. E io vivo di pensione eh! (ride, ndr). La nostra è una missione, non lo potresti fare diversamente, ti diverti, c’è entusiasmo, ti riempie il cuore. Ti senti lusingato.”

Chiunque può partecipare all’Oasi del Sorriso, oppure ci sono delle rigidità nella selezione degli operatori?

“Sicuramente c’è una selezione, la cosa principale è che bisogna portare sorriso, e c’è bisogno di tanto cuore. Devi dare qualcosa di tuo, che dev’essere positivo per gli altri, se qualcuno vuol venire solo per divertirsi non è consentito. Ma te ne accorgi subito, quando parlano con me mi rendo conto al 90% se la persona sia interessata a venire tanto per, o perché vuole donare qualcosa di sé.”

Qual è l’aspetto che più la gratifica in questa attività?

“Il vedere le persone, anche gli anziani, che dopo un po’ che ci siamo noi, si scordano dei loro problemi e cominciano a cantare, a rilassarsi, a scherzare. Quando sei lì sei uno di loro, e partecipare alla loro gioia, rende anche me più leggero.”

Ci sono ancora diffidenze? Riscontra perplessità nei nosocomi o nella gente in generale, circa la “terapia del sorriso“?

“Il primo anno abbiamo avuto tanti problemi, i medici, gli infermieri, si giravano dall’altra parte. Adesso è tutta acqua passata, ci chiamano, ci cercano, lottano per averci! C’è poca gente che ha davvero voglia di donare, e quindi non avevano idea di che cosa facessimo realmente.”

Progetti, nuove iniziative per il futuro?

“No perché ormai è talmente avviata, talmente piena la cosa, che non riesco. Ho creato la canzone dell’Oasi del Sorriso, ho creato la canzone dei clown, ho creato la ninna nanna, ho scritto 35-36 canzoni in tutto. Poi è una soddisfazione il fatto che tante persone che io non conosco personalmente, cominciano a chiamarmi, a sostenerci, a volerci presenti, e noi andiamo! Tanto dov’è il problema?”

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