Torre Guaceto, liquami nell’area protetta. Brindisi non ci sta

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Dalle case al mare, senza filtri per almeno altri due mesi, direttamente in piena area protetta. Un’inchiesta è stata avviata dalla Procura di Brindisi dopo la denuncia del consorzio di gestione di Torre Guaceto seguita alla messa in esercizio, il 22 settembre scorso, del depuratore consortile che serve tre comuni nel brindisino (Carovigno, San Michele Salentino e San Vito dei Normanni) gestito dall’Acquedotto pugliese. L’impianto sversa acque depurate nel Canale reale interno all’oasi: proprio nella zona A, quella di riserva integrale, dove è stata segnalata anche stamani la presenza di liquami scuri riversati in mare.

La situazione continuerà per i prossimi due mesi. Ovvero i tempi tecnici per portare a regime l’impianto che scaricherà ogni giorno 10mila metri cubi di acque depurate nel canale Reale, la cui foce è nella zona A della riserva naturale brindisina, la più tutelata e nella quale è perfino vietata la balneazione per non alterare l’ecosistema marino. Una situazione che mette a rischio l’area nel punto di maggiore interesse naturalistico e ambientale.

“L’amministrazione Comunale non resterà a guardare mentre si sversano liquami nella riserva di Torre Guaceto. Siamo pronti a promuovere incisive azioni giudiziarie”. Lo afferma il sindaco di Brindisi, Mimmo Consales in relazione a ciò che sta accadendo nei pressi della foce del canale Reale per gli scarichi provenienti dal depuratore di Carovigno. Secondo Consales, “ci sono chiare responsabilità di Regione e Acquedotto Pugliese. Il depuratore deve essere fermato”.

Si, ma come?

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Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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