Consulta, il ticket Pd-Fi ancora senza i numeri, Donato Bruno ancora a mollo

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Deve ancora aspettare Donato Bruno. Per l’avvocato e senatore pugliese potrebbe (e nelle intenzioni di Forza Italia dovrebbe) scattare un seggio nella Corte Costituzionale. Ma l’ostacolo è ancora importante. Per eleggere uno dei suoi rappresentanti nella Consulta il Parlamento deve riunirsi in seduta comune (Camera dei Deputati e Senato insieme) e procedere con scrutinio segreto e con un quorum molto elevato: 570 voti necessari.

Segno che l’accordo Pd-Fi regge, o segno che i numeri non bastano ancora? E intanto, mentre le emergenze incombono, l’Europa chiede a gran voce riforme, il Parlamento si impantana da oltre dieci giorni nel rito delle “chiama” in seduta comune, un vero e proprio stillicidio di tempo ed energie che dimostrano, essenzialmente, che quando l’accordo tra Partito Democratico e Forza Italia tiene (ma solo perchè fa comodo ad entrambi avere il proprio designato come candidato per un posto nella Consulta) ci sono comunque numeri scarsi ed insufficienti.

Con questo andamento tendenziale davvero Matteo Renzi pensa di poter riformare l’Italia? Conti alla mano in Parlamento ci saranno gli stessi problemi (molto meno alla Camera, molti di più al Senato).

Ma tornando alla Consulta ed alle elezioni, deve ancora aspettare, di conseguenza, anche Michele Boccardi. Il consigliere regionale di Turi (Bari) è il primo dei non eletti alle ultime elezioni per il Senato. Nel caso in cui Bruno venga eletto alla Consulta per Boccardi si aprirebbero le porte di Palazzo Madama e, a cascata, si libererebbe il posto per il rientro in Consiglio Regionale di Giovanni Copertino.

Nessuno dei due candidati forti, infatti, è riuscito a raggiungere il quorum (necessario) dei 3/5 dell’assemblea, pari a 570 voti. Donato Bruno (voluto da Niccolò Ghedini e dalla fronda interna a Fi) si è fermato a 529, mentre Luciano Violante (designato dal Pd) si è arenato a quota 520. Alla presidente della Camera, Laura Boldrini, non è rimasto altro da fare che ricalendarizzare la seduta per questo pomeriggio alle 18.

Intanto anche il voto di ieri pomeriggio è stato interpretato da molti come il segnale che l’accordo Pd-Fi regge. Nel senso (politico) che i franchi tiratori sono pochi e tutto sommato l’accordo tiene, anche se mancano ancora una cinquantina di voti per superare il quorum. I capigruppo del Pd, Roberto Speranza e di Fi, Renato Brunetta assicurano che anche nella prossima votazione si insisterà con il ticket Violante-Bruno. “Con un numero così elevato di voti – ha spiegato Brunetta – non si abbandonano questi candidati, serve un altro sforzo”. Non si cambia rotta neanche per il vicesegretario dei democratici, Lorenzo Guerini: “Abbiamo fatto un pazza avanti. Domani si risolve, oggi c’erano le assenze del lunedì”.

Intanto, è arrivato il via libera per tre membri del Csm. Eletti Elisabetta Alberti Casellati (area Fi) con 489 voti (che poi ha subito chiamato Silvio Berlusconiper ringraziarlo), Teresa Bene (area Pd)  e Renato Balduzzi (area Sc) con 486 via libera. I tre hanno superato il quorum previsto di 482 ok. A questo punto, devono essere eletti ancora due componenti: non ce l’ha fatta Luigi Vitali (l’altro candidato di Fi che si è fermato a 418 voti) e non hanno raggiunto il quorum neanche Alessio Zaccaria (candidato M5S con 111 preferenze) conNicola Colaianni che ha raggiunto 125 voti.

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Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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