Distanza sì o distanza no: fanno discutere le norme sulla collocazione delle sale gioco

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Porre una distanza tra l’offerta di gioco e le fasce deboli e più a rischio della popolazione. E’ questo uno dei principi che negli ultimi anni ha ispirato i diversi legislatori regionali tra cui quello pugliese.

Tra l’altro la legge regionale pugliese sulle distanze e sulla lotta alla ludopatia attualmente si trova al vaglio della Corte Costituzionale per l’obbligo del fascicolo del fabbricato: un obbligo dichiarato piu’ volte illegittimo dalla giurisprudenza amministrativa e costituzionale, e recentemente oggetto di una impugnativa alla Corte Costituzionale, da parte del Governo Renzi, della legge della Regione Puglia che lo ha di nuovo introdotto.

Ultima in ordine di tempo in materia, la Giunta del Friuli Venezia Giulia, che ha approvato una prima delibera che non consente l’installazione di nuovi apparecchi da gioco in locali che si trovino a meno di 500 metri da luoghi sensibili, sulla falsariga della disciplina pugliese.

Gli addetti ai lavori del mondo del gioco, singolarmente o con le organizzazioni di categoria, hanno a più riprese sottolineato diverse criticità delle normative in vigore o in fase di approvazione, soprattutto a causa dei distanziometri. Ma adesso è arrivata anche una importante sentenza del Tar dell’Emilia Romagna (Seconda Sezione) che, per la prima volta, ha bloccato questo strumento di cui si sta facendo largo uso, statuendo che anche se i Monopoli di Stato non hanno ancora ripianificato la distribuzione delle slot sul territorio, “l’adozione da parte dei singoli comuni di norme in materia è priva del necessario presupposto“.

“La pianificazione delle sale da gioco e la riallocazione di quelle prossime a siti sensibili” – spiega il giudice amministrativo accogliendo il ricorso di un esercente di Comacchio, in provincia di Ferrara – “appartiene all’Amministrazione Autonoma dei Monopoli” il cosiddetto decreto Balduzzi.

“Tale attribuzione esclusiva trova conferma anche nella legge regionale n. 5/2013, art. 6, che al comma II prevede che i comuni possono dettare previsioni urbanistiche sulle sale da gioco solo nel rispetto delle pianificazioni di cui al suddetto comma n. 10 dell’art. 7 del D.L. n. 158/2012”.

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Redazione
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