La East Side Gallery di Berlino: arte come espressione della società

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Erich Honecker che bacia sulle labbra il segretario del PCUS Leonid Brežnev

Nei ventotto anni in cui la città di Berlino fu divisa in due parti, Est e Ovest, l’erezione del muro simbolo della cosiddetta “Cortina di ferro”, la linea di confine europea tra la zona d’influenza statunitense e quella sovietica durante la guerra fredda, suscitò la reazione del mondo artistico contemporaneo. A partire dagli anni ottanta, alcuni street artists del calibro di Keith Haring e Thierry Noir iniziarono a dipingere il lato del muro di Berlino Ovest, e in seguito furono emulati da migliaia di altri artisti, che utilizzarono il muro come se fosse una tela bianca su cui lavorare liberamente ai loro progetti.

In seguito all’abbattimento del muro, fu creata la East Side Gallery in Mühlenstraße lunga 1,3 km, iniziata dopo l’abbattimento della “cortina”, precedentemente non raggiungibile dagli artisti in quanto costantemente sorvegliata dalle forze armate. Il primo murales fu dipinto da Christine Mac Lean nel dicembre 1989, poco dopo la caduta del muro, seguita da Kasra Alavi, Kani Alavi, Jim Avignon, Thierry Noir, Ingeborg Blumenthal, Ignasi Blanch i Gisbert  e attualmente conta oltre 100 opere, realizzate dal 1989 al 2009. In pochissimo tempo il muro si coprì quasi interamente di murales, decorato sia con semplici scritte che con opere molto elaborate che si guadagnarono una certa notorietà, come quella ancora viva nella memoria in cui sono raffigurati Erich Honecker che bacia sulle labbra il segretario del PCUS Leonid Brežnev, ad opera del russo Dmitri Vladimirovich Vrubel o quello di una Trabant bianca che sfonda il muro, che sulla targa evoca la data “9-11-1989”.

L’abbattimento ufficiale iniziò il 13 giugno 1990 nella Bernauer Straße ad opera di 300 guardie di frontiera della DDR, per poi essere terminato da 600 soldati dell’esercito tedesco utilizzando 13 bulldozer, 55 ruspe, 65 gru e 175 camion. A novembre dello stesso anno l’intero muro all’interno della città era stato abbattuto ad eccezione di 6 punti che furono mantenuti come memoriale, mentre altri brandelli di muro furono trasportati in altre zone della città. Ciò che è rimasto non rappresenta interamente l’aspetto originale del muro, perché molte parti sono state pesantemente danneggiate, anche perché in molti tentarono di accaparrarsi dei pezzi come souvenir. Oggi, malgrado le opere murali siano protette dalle leggi sulla tutela dei monumenti già dal 1992, non è chiaro quale sia il destino di queste parti del muro, costantemente preso d’assalto dai turisti che continuano a scrivere i loro nomi sulla parete.

Nonostante questi problemi di conservazione, le numerose testimonianze artistiche e musicali (si pensi all’impatto dei testi dei Pink Floyd con le tre parti di “Another brick in the wall”) hanno contribuito a formare le coscienze delle generazioni che sono transitate attraverso questo cambiamento epocale della storia del Novecento.

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Isabella Battista
Classe 1985, vive e lavora a Bari. Laureata in Storia dell’Arte all’Università degli Studi di Bari, è giornalista pubblicista dal 2013. Con una forte propensione alla didattica museale e artistica, ha collaborato con diverse istituzioni con progetti per sensibilizzare il pubblico più giovane nei confronti dell’Arte contemporanea e far partecipare attivamente gli studenti alla comprensione delle più moderne tecniche artistiche. Collabora con le redazioni di Puglia In, Artsob e Artribune, mentre nel 2013 è stata coordinatrice della prima edizione della Project Room della Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a mare. Ama l’arte in tutte le sue forme, in particolare la fotografia e il linguaggio visivo contemporaneo a cui si sta appassionando anche praticamente e appena ha l’occasione di partire, va alla ricerca di nuove realtà, esplorandole sia dal punto di vista della tradizione culturale che folkloristica. isabella.batt@gmail.com

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