Economia. Borghi: Persi due anni per uscire dall’euro

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Ha le spalle larghe Claudio Borghi Aquilini quando si parla di moneta ed economia. Incomincia giovanissimo come fattorino di borsa e si dimostra subito brillante in quest’arena. Diventa funzionario di banca a soli 24 anni in Deutsche Bank, poi passa a Merrill Lynch per poi tornare indietro, con la massima carica possibile ed una carriera fulminea e risoluta a 36 anni.

Abbandonato quel mondo si dirige verso corsi universitari, scrive come editorialista per Il Giornale e nel 2012 gira una fortunata video-intervista “Come uscire dall’euro” che avrà un ottimo successo in rete. Stanco del ménage della moneta unica, inizia a chiamare un po’ tutti i partiti venendo snobbato sino a quando, un non ancora coronato Segretario Matteo Salvini, gli chiede di spiegargli “queste idee strane sull’euro.” Si convince e nel 2014 gireranno l’Italia assieme, per spiegare agli elettori in vista delle Elezioni Europee, il bluff del pensiero unico.

Prima indipendente in quota Lega Nord, ora Consigliere Regionale della Toscana, si concede una riflessione sullo stato attuale della nostra economia.

Allora Borghi, lei nel 2014 ha condotto il “Basta Euro Tour” come indipendente della Lega Nord, per poi proseguire questo percorso nel consiglio regionale toscano. Cos’è cambiato da allora per la moneta unica? Rispetto al pamphlet che scrisse vi sono novità?

“Purtroppo la novità è che abbiamo buttato via due anni. Tutto quanto scritto in quel manualetto è assolutamente attuale e valido anche oggi. Sto preparando una seconda edizione ma praticamente aggiungerò solo cose che ho scoperto non essere state capite bene, ma non cambierò praticamente nulla del vecchio testo.”

Ci spiega per bene il caso Monte Paschi? Adesso le azioni si sono svalutate fin sotto i venti centesimi di valore, e Matteo Renzi ha incontrato il numero uno di JP Morgan. La stessa che ha deciso perfino l’insediamento di Marco Morelli, nuovo amministratore delegato.

“Semplice, hanno ucciso la banca più antica del mondo strapagando una banca decotta poco prima dello scoppiare della crisi. È come se uno facesse un mutuo enorme il giorno prima di essere licenziato. In aggiunta poi molti prestiti facili sono stati concessi agli amici e agli amici degli amici e ovviamente i soldi sono spariti, ma l’origine di tutto però sono i miliardi regalati per acquistare la banca Antonveneta senza che Bankitalia facesse una piega per impedirlo. Dopo aver inghiottito già decine di miliardi, il mostro ne pretende altri 5 e vogliono farli pagare
ancora ai risparmiatori.”

Capitolo lavoro. Il Jobs Act annaspa e flette le sue performance non appena si riduce lo sgravio contributivo. Non è che stiamo gettando denaro a pioggia senza una visione?

“La visione è precisa, precarizzare il lavoro per ridurre gli stipendi e compensare così l’effetto della moneta troppo forte. Una strategia suicida e direttamente contraria agli interessi degli stessi che incautamente hanno votato un partito che sulla carta dovrebbe difendere i lavoratori.”

Lei ha sempre auspicato una uscita concordata dall’unione monetaria, magari partendo dai Paesi forti, come la Germania. Quanto, sinceramente, è plausibile uno scenario simile? Anche la crescita dell’AFD (partito nazionalista tedesco) è un segnale, ma non è comunque troppo remota come ipotesi?

“Alla fine penso che un divorzio coordinato interessi a tutti. Tireranno ancora la corda ma quando sarà palese che la situazione sarà ingestibile, si arriverà alla stessa soluzione che avrebbe potuto essere presa prima risparmiando anni di sofferenze.”

Adesso il Premier ha sentenziato: “Bisogna aiutare l’Africa a non emigrare, c’è bisogno di investimenti nei punti di partenza.” Non pensa che l’appannaggio dei temi leghisti da parte del Governo, possa annacquare il consenso del vostro progetto?

“Noi forniamo da tempo idee che inizialmente vengono derise e poi vengono indicate come inevitabili. Confidiamo che la gente capisca dove c’è serietà e dove ci sono solo ipocrisie.”

Fisco, a breve uscirà il libro del suo collega Armando Siri sulla introduzione di una tassa ad aliquota piatta in Italia. La Flat Tax è una soluzione per questo Paese? È plausibile per il bilancio dello Stato? 

“Non è la soluzione ma è una delle soluzioni. La flat tax, l’uscita dall’euro e le altre soluzioni che proponiamo devono essere applicate insieme per avere successo.”

“Il debito pubblico italiano è insostenibile”, lo afferma uno in eterno conflitto con lei, come il viceministro dell’economia Zanetti, ma anche chi si propone di guidare il centrodestra come Stefano Parisi. Una volta per tutte, che ce ne facciamo di sto fardello?

“Abbiamo depositato delle mozioni perché il debito ricomprato dalla BCE con il quantitative easing sia cancellato. Ciò può essere fatto senza alcuna conseguenza perché il denaro con cui è stato acquistato è già in circolo e non ha creato alcuna inflazione. Se ciò venisse attuato tutti capiranno che il problema del debito pubblico è inesistente.”

 

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