Educazione sessuale, è giusto parlarne?

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Non si dovrebbe mai avere un rapporto sessuale prima di avere una minima idea di quello che si sta compiendo.

Emblematico il caso di questa scolaresca in gita in Bosnia, dove sette ragazzine rigorosamente minorenni – hanno solo 13 anni – sono tornate a casa incinte. Ovviamente la scuola è stata investita da aspre polemiche e bufere mediatiche.

Però ci domandiamo se il problema non sia a monte. In Serbia, ad esempio, sono anni che è in costante crescita il numero dei rapporti sessuali in età prematura e delle gravidanze indesiderate. Sicuramente la famiglia è un fulcro importante, però spesso, troppo spesso, l’unica palestra culturale è la strada e quando non v’è controllo sugli standard di insegnamento è ovvio che i risultati possano cambiare in maniera rovinosa tra i teenager.

L’educazione sessuale è una materia che dovrebbe essere insegnata nei primi cicli scolastici, in base all’ età ed alla sensibilità degli studenti.  L’ABC del proprio corpo non dovrebbe essere ignoto a nessuno. I metodi, i rischi, i contraccettivi, i falsi miti da sfatare oggi, purtroppo, vengono lasciati agli “amici più grandi”, non sempre così esperti.

E soprattutto la maieutica sessuale. Non è compito di nessuno arrogarsi il diritto di indicare un’età giusta o un momento giusto per approcciarsi al sesso. Si rischierebbe di ledere la libertà individuale di ognuno di noi. Invece i ragazzi andrebbero stimolati a percepire il valore fisico e morale di alcuni comportamenti. Così come andrebbero reinseriti programmi di educazione civica affinché gli episodi di discriminazione e di emarginazione sociale per atti di bullismo, stalking fino ai casi più gravi di stupro ed atti vandalici possano vedere una sensibile diminuzione.

Un paese sano, al di là della crisi economica, è un Paese capace di far convivere civilmente il senso di giustizia ed il senso di giustizia personale.

twitter @andrewlorusso

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