Export, per il made in Italy il 2015 è l’anno boom negli Stati Uniti

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Per il made in Italy il 2015 è stato l’anno degli Stati Uniti. Nel corso dell’anno l’export italiano è aumentato del 3,7%, mentre negli Usa ha registrato un boom del 20,9%, arrivando al massimo storico di 35.989 milioni di euro; a fronte di importazioni per 14.194 milioni, il saldo con il mercato statunitense è di 21.794 milioni che rappresenta quasi la metà dell’avanzo record del commercio estero del 2015. La dinamica delle vendite all’estero è stata agevolata dal deprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro che, in media nel 2015, è stato del 16,5%.

In valore assoluto la maggiore domanda degli Usa è trainata da macchinari e autoveicoli, ma una più approfondita analisi settoriale evidenzia un ottimo andamento anche del made in Italy nei settori di Micro e Piccola impresa. Sulla base degli ultimi dati disponibili per i primi undici mesi del 2015 l’export nei settori di MPI cresce del 18,6% – migliorando il +7,2% dell’anno precedente – e fa meglio dei Macchinari (+9,5%) e degli altri settori del made in Italy – export al netto di autoveicoli, settori MPI e macchinari – che nel periodo registrano un aumento del 16,1%.
Tra gli altri maggiori mercati si osservano aumenti a doppia cifra delle vendite del made in Italy in Belgio (10,6%), India (10,3%) e Spagna (10,1%); seguono, con performance superiori alla media, Repubblica ceca 8,0%, Regno Unito (+7,3%), Romania (+6,0%) e Polonia (+5,1%).

Crescono meno della media i mercati di Giappone (3,0%), Turchia (2,8%), Paesi Bassi (2,3%), Germania (1,7%), Austria (1,5%), Francia (1,2%) e Svizzera (1,0%).
In territorio negativo la Cina (-0,7%) mentre si consolida la forte caduta del mercato della Russia (-25,2%). Il basso prezzo del petrolio frena la domanda dei Paesi Opec (-1,3%) e dei territori dell’Africa settentrionale (-6,4%).

L’esame del grado di esposizione dei territori italiani verso gli Stati Uniti – basato sul rapporto tra export nei settori a maggior concentrazione di MPI e valore aggiunto – si osserva un valore medio nazionale dello 0,57% che viene superato in sei regioni: il grado di esposizione più elevato si registra in Toscana con l’1,41% del valore aggiunto, seguita dal Veneto con l’1,40%, dall’Umbria con lo 0,86%, dalle Marche con lo 0,85%, dal Friuli-Venezia Giulia e dalla Lombardia entrambe con lo 0,66%.

In 8 province il grado di esposizione relativa ai settori a maggior concentrazione di MPI è più che doppia rispetto alla media (0,57%) e nel dettaglio si tratta di: Belluno con l’11,21%, Arezzo con il 4,28%, Vicenza con il 2,45%, Fermo con il 2,40%, Firenze con il 2,11%, Vercelli con il 2,00%, Treviso con l’1,34% e Grosseto con l’1,23%.

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