Fassina, il Pd, i troppi contenitori e la sinistra

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Era inevitabile che la presentazione del libro di Stefano Fassina, “Lavoro e libertà” (oggi a Bari nella sede Fondazione Maierotti) , in tempi di polemiche sull’art.18, diventasse nel Pd l’occasione per guardarsi allo specchio, per capire come (e se) reagire a un governo che “ci viene a raccontare come la colpa della crisi è dei lavoratori licenziati, dopo che la finanza ci ha distrutto l’economia reale”, dice il deputato anti-Renzi.

La posizione di Fassina all’interno del partito democratico si sa, è quella dei cosiddetti ‘resistenti’, quelli che non mandano giù le uscite del premier e fanno muro insieme alla Cgil contro le derive liberiste del centrosinistra, resta da capire come si orientano i democratici pugliesi all’interno di queste correnti.

Per Enzo Lavarra – tra i relatori – “è arrivato il momento di creare un luogo parallelo al Pd, la spinta leaderistica in Puglia, con i massimi esponenti della Primavera pugliese, rischia di depauperare la sinistra”.

Ma di nuovi progetti e nuovi cantieri non vuol sentir parlare Fassina, “finora ci siamo dedicati a inventare troppi contenitori, concentriamoci piuttosto sui contenuti, il resto verrà da sé”.

Il leitmotiv dell’incontro era chiaro: che sinistra vogliamo essere? “Se ci limitiamo ad applicare solo con più precisione del centrodestra le indicazioni della Bce, a questo punto perché non facciamo fare tutto alle banche?”, sempre Fassina. Gli viene incontro il sociologo Onofrio Romano, che azzarda: “Bisogna cambiare i paradigmi, non serve continuare a parlare di dignità del lavoro, bisogna invertire le cose. Altro che produzione da aumentare, noi produciamo anche troppo.

La verità è che non sappiamo distribuirla la ricchezza”. Ma l’amarezza in seno ad una parte del pd si sente tutta quando l’esplosione è quella inaspettata di Mario Loizzo: “Vogliamo forse ridurci a quelli che si raccontano quanto sono stati bravi un tempo a difendere i lavoratori? E oggi? Tutte queste correnti e correntine non producono niente di concreto. E’ la prima volta che sento un premier annunciare le riforme senza averle concordate con le forze sociali”.

Non è un caso se Fassina si slancia in ardite metafore, “mi sembra di aggrapparmi come un naufrago col mare in tempesta”.

di Ida Galise
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Redazione
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