Fiera del Levante, potenziare i collegamenti per riportarla ai fasti di un tempo

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“Affinché la Fiera possa diventare uno strumento di crescita per Bari è fondamentale che attorno alla stessa siano realizzate le necessarie infrastrutture per renderla maggiormente accessibile: una migliore viabilità, ad esempio l’asse nord-sud, maggiore incidenza del trasporto pubblico e razionalizzazione del sistema dei parcheggi“. Non più isolata, non più irraggiungibile, questa la Fiera del Levante del prossimo futuro immaginata da Carmelo Lizzio, ingegnere barese impegnato da 10 anni nella progettazione architettonica, urbana, ambientale e paesaggistica. Perchè una fiera a portata di visitatore è “sinonimo di sviluppo. Spesso gli stessi cittadini si sentono disincentivati a visitare la Fiera proprio per la difficoltà nel raggiungerla a causa della carente offerta di trasporto pubblico”.

La Fiera del Levante è un contenitore in attesa di rilancio. Per evitare che questa rinascita si trasformi in un illusorio Godot, “è necessario un maggiore sforzo da parte dell’amministrazione per cogliere le mutate esigenze sociali e commerciali – afferma Lizzio – e restituire alla manifestazione, e alla città intera, quel prestigio nazionale e internazionale che l’hanno caratterizzata per anni”.

“Bari sarà per i mercati dell’Est quel che Milano è per il Nord”. Fu questa l’intuizione dell’allora podestà di Bari Araldo Di Crollalanza che portò alla costruzione del quartiere fieristico nel 1929 ed all’organizzazione della prima Fiera del Levante, nel settembre del 1930. Tradizione che ad oggi non s’è ancora persa: solo gli anni della Seconda Guerra Mondiale, di fatto, hanno visto le porte dell’ingresso monumentale chiuse. Quella fiera nacque sullo schema simmetrico della Fiera di Milano del 1920. “L’ingresso principale, detto oggi Monumentale, consentiva l’accesso direttamente alla piazza centrale da cui poi si distribuivano le vie verso i vari padiglioni – spiega Lizzio – Dello stile linguistico architettonico originario si sono conservati attualmente solo le mura perimetrali. I padiglioni dell’epoca hanno lasciato il posto ad architetture meno rappresentative ma più funzionali alle mutate esigenze di affluenza di visitatori ed espositori”.

Rispetto all’impianto del 1929 la Fiera ha visto crescere la propria superficie – sino agli attuali 300.000 mq – ed il numero di accessi – con la realizzazione dell’ingresso edilizia e di quello italo-orientale.

Ma oggi? Quali possibilità di crescita ha il quartiere fieristico? Lizzio non ha dubbi: guardare al futuro, senza rimuovere il passato. “Il complesso fieristico  è stato oggetto d’importanti interventi di riqualificazione, come la realizzazione del nuovo padiglione, e la rifunzionalizzazione dei vecchi per accrescerne funzioni e capacità attrattive – afferma Lizzio – In una società in continua evoluzione, dove il marketing urbano e la comunicazione sono diventati elementi fondamentali, è necessario che tali principi vengano più radicalmente applicati al complesso fieristico, senza però al contempo dimenticare le origini che ne hanno dato lustro e importanza nel tempo”.

Innovazioni possibili, che per non perdere terreno nei confronti delle maggiori fiere nazionali “non possono prescindere dalle attività della Fiera, visto che in tutta Italia città come Milano, Roma, Rimini, Parma, solo per citarne alcune, si sono dotate di strutture nuove e con una maggiore capacità di attrattiva”.

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Laureato in Scienze della comunicazione, vive una condizione mentale-lavorativa a suo dire schizofrenica: cerca con insistenza di unire in un’unica professionalità il suo amore per il web e la scrittura. Ama la Puglia e per questo, nonostante le difficoltà ha deciso di restare qui.

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