Foggia, la mappa della criminalità organizzata, caporalato ed intimidazioni agli operatori del commercio

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“Il quadro criminale della provincia di Foggia, da sempre frastagliato in diverse forme di criminalità (capoluogo di provincia, Gargano, alto e basso Tavoliere), oggi si presenta più complesso ed instabile”. Emerge questo dalla relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia nel periodo della seconda metà del 2017. Mesi caldissimi che disegnano la mappa della criminalità organizzata anche alla luce della strage di San Marco in Lamis del 9 agosto scorso quando morirono il boss, Mario Luciano Romito, il suo autista e due contadini innocenti.

“Pur di consolidare la propria autonoma operatività nei territori di riferimento e raggiungere una gestione monopolistica di alcune attività illecite, – si legge nel rapporto – i clan risultano sempre più proiettati verso convergenze ed alleanze con gruppi di diversa provenienza, rendendo lo scenario altamente fluido. Il forte radicamento delle consorterie sul territorio favorisce un contesto ambientale omertoso e violento (in primo luogo determinato dalla matrice di familiarità che contraddistingue gran parte dei clan, in particolar modo dell’area garganica), che si manifesta con danneggiamenti e atti intimidatori ai danni di operatori del commercio, dell’edilizia, del turismo e dell’agricoltura, settori trainanti dell’economia del territorio”.

Non è da dimenticare il fenomeno del Caporalato: “Con specifico riguardo all’agricoltura, nel foggiano resta alta l’attenzione verso la gestione della manodopera extracomunitaria, non potendosi escludere interessi della criminalità della Capitanata rispetto al fenomeno del cosiddetto “caporalato” ed, in generale, verso l’indotto economico generato dalla consistente presenza di cittadini stranieri richiedenti asilo, presso il C.A.R.A. di BorgoMezzanone, nell’immediata periferia del capoluogo”.

Nella città di Foggia esiste la “contrapposizione tra i Sinesi-Francavilla (gruppo in estrema difficoltà, indebolito per la detenzione dei suoi vertici) ed i Moretti-Pellegrino-Lanza, gruppi che, ciclicamente, danno luogo a cruente conflittualità – senza risparmiare elementi apicali e storici della Società foggiana, in ultimo nel periodo 2015-2016 – con ripercussioni anche sulla provincia, dove gli stessi da tempo contano su appoggi e sinergie con altri clan locali.

Il clan Moretti-Pellegrino-Lanza pur colpito, nel semestre, dagli esiti processuali dell’operazione “Ripristino” – avrebbe invece assunto un ruolo potenzialmente dominante, dimostrandosi non solo dinamico nell’assecondare le mire espansionistiche del suo vertice, ma anche capace di interagire con i gruppi criminali più forti di San Severo, del Gargano, campani e calabresi. In città, il sodalizio in parola si avvale anche del sostegno della terza consorteria foggiana, quella dei Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese, guidata da un altro elemento storico della Società”.

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