Fonderie Meridionali, lavoratori in bilico tra crisi e (soprattutto) burocrazia

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Lungaggini burocratiche nelle procedure di affidamento di gare e appalti, commesse a rilento, pagamenti a singhiozzo potrebbero essere le cause che stanno facendo decidere ai proprietari (della Repubblica Ceca) delle Fonderie Meridionali di Bari di chiudere tutto e mandare a casa le maestranze pugliesi. I circa 100 dipendenti baresi da alcuni giorni sono in sciopero davanti ai cancelli dell’azienda, e già negli scorsi giorni hanno ricevuto la visita e le rassicurazioni di Antonio Decaro e dell’assessore regionale al Lavoro Leo Caroli.

Oggi è stato il turno di Mario Loizzo, consigliere regionale del Pd.

“Nei prossimi giorni eserciteremo il massimo della pressione nei confronti della società proprietaria, a partire dall’incontro in programma in Regione il prossimo dieci novembre, per impedire la chiusura delle Fonderie meridionali“.

Lo ha assicurato il consigliere regionale del Pd, Mario Loizzo, incontrando i lavoratori in presidio davanti ai  cancelli, i quali temono l’azienda Ceca voglia delocalizzare all’estero. “È urgente – evidenzia Loizzo – capire le reali intenzioni della società. Il governo regionale è pronto a mettere in campo tutto le forme di sostegno possibili per la salvaguardia dello stabilimento, a  fronte di progetti di riorganizzazione e innovazione industriale. Ma se l’interlocuzione con la Regione non  risultasse costruttiva, bisognerà attivare immediatamente una trattativa in sede ministeriale”.

“Purtroppo – prosegue Loizzo – siamo ancora una volta in presenza di una buona azienda, che produce un buon prodotto e che si avvale di ottime professionalità, pronta a chiudere. Fonderie meridionali è una fabbrica che seguo da anni, ne conosco tutti i lavoratori, e nel passato mi sono anche impegnato per assicurare commesse da parte del gruppo Fs”.

“Proprio per queste ragioni – conclude il consigliere Pd – faremo tutto il possibile perché questo importante pezzo della nostra economia non abbandoni all’improvviso la Puglia”.

Nei mesi scorsi parte dello stabilimento è stata sottoposta a sequestro preventivo da parte della magistratura barese nell’ambito di un’indagine su rifiuti tombati sotto il capannone circa 10 anni fa, prima che lo stabilimento fosse acquistato dalla società ceca. In accordo con la Procura, l’azienda ha avviato la bonifica del sito e nelle scorse settimane ha messo in ferie i dipendenti. L’ipotesi di chiusura dello stabilimento non sarebbe però legato alla vicenda giudiziaria, ma alla burocrazia che, a volte, riesce a fare più danni perfino dell’inquinamento.

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Redazione
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