Da Francesco a Francesco: a Santeramo Arena dialoga con Netti

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Un quadrato incompleto incornicia un disegno; pile di giornali “cancellati” giacciono ai piedi di una giovane donna intenta a leggere; due volti ritratti – uno dipinto, l’altro plasmato – intessono una muta conversazione che attraversa centoventidue anni di storia e arte; è sul dialogo tra stili e tecniche diverse che si fonda la doppia personale di Francesco Netti e Francesco Arena, allestita presso il Palazzo Marchesale di Santeramo in Colle nella Pinacoteca Comunale intitolata alla memoria del pittore ottocentesco pugliese.

La mostra, curata da Christine Farese Sperken e Ubaldo Fraccalvieri, è incentrata sullo scambio dialogico intertemporale – o atemporale se si vuole – tra due personalità solo a prima vista dissimili, ma che in realtà si nutrono di reciproche suggestioni legate al tema specifico dell’artista inserito nella sua dimensione familiare, preannunciato sin dal titolo dell’esposizione, per un attimo fui nel mio/suo villaggio, mutuato a sua volta da un verso della poesia di Giovanni Pascoli, Sogno.

Una concettuale compresenza viene esplicitata attraverso l’abbinamento dei dipinti e della grafica di Netti, tra i più grandi esponenti assieme a Giuseppe De Nittis della pittura pugliese dell’Ottocento, con le sculture e le installazioni di Arena, artista giramondo impegnato in numerose manifestazioni internazionali, tra cui la 55^ Biennale di Venezia, in colloquio con un altro grande dell’arte d’avanguardia italiana, Fabio Mauri, ma che vive e lavora a pochi chilometri da Santeramo, a Cassano delle Murge, circondato dalla “stessa aria” che più di cento anni fa aveva respirato Francesco Netti.

Organizzata in quattro sale con un allestimento sobrio e intelligente, basato su poche opere di indubbio valore, l’esposizione è l’incontro tra “due artisti che scandagliano l’animo umano”, il primo (Netti) con uno sguardo attento alla società e alla politica, il secondo (Arena) con una predilezione verso la componente intimista; ritratti e “autoritratti” si affiancano e confrontano negli ambienti di Palazzo Marchesale seguendo l’idea – espressa dallo stesso Arena – che ogni artista, del passato come del presente, va considerato “contemporaneo”: “Le opere di Francesco Netti sono fatte oggi, solo la lingua fa capire che sono della seconda metà dell’Ottocento, ma quello di cui parlano, l’informazione che ci arriva è di oggi ma anche di tremila anni fa”.

Il dialogo instaurato tra il “grande pittore e letterato, […] esponente di raro spessore nella cultura meridionale” della seconda metà del XIX secolo, e il duttile artista, rappresentante di rilievo della nuova generazione “made in Puglia”, si basa quindi sull’assoluta attualità dell’arte, di ieri e di oggi, e sulla sua capacità di creare correlazioni, non propriamente stilistiche ma decisamente concettuali, in un gioco continuo, stimolante, di rimandi e corrispondenze.

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Nicola Zito
Dottore di Ricerca, collabora presso la Cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea dell’Università degli Studi di Bari.

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