Francia dopo il voto: Le Pen a doppio taglio

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Marine Le Pen ha ottenuto un risultato più basso rispetto alle aspettative dei sondaggi, che l’avrebbero fatta veleggiare intorno al 40-41% dei consensi per il secondo turno delle presidenziali francesi tenutesi domenica 7 maggio, che invece hanno incoronato il suo sfidante Emmanuel Macron con un 66,1% dei voti e ben 20.753.797 preferenze.

Non è bastata l’unica alleanza ch’è riuscita a stringere con il leader del partito gollista Nicolas Dupont-Aignan, per superare quel 33,9% di consensi e 10.644.118 preferenze espresse. La stessa Le Pen ha ammesso la sconfitta ed aperto un serio dibattito sul proprio movimento, che dovrebbe cambiare nome ed affacciarsi ad un nuovo elettorato inglobante tutti i patrioti francesi.

Si poteva fare di più? Partiamo dai meriti. La fiammante Marine ha stracciato ogni record raggiunto precedentemente dal proprio partito, ha ottenuto 7,5 milioni di voti al primo turno (Jean-Marie Le Pen nel 2002 contro Chirac ottenne 4,5 milioni) e dal 2011 (momento di nomina alla Presidenza) ha mondato dalla xenofobia e dall’antisemitismo la propria narrazione politica. Poi sposando battaglie contro la moneta unica e l’Europa tecnocratica, è diventata il perno assoluto ed il cuore delle destre europee.

Brexit e Trump sono fenomeni sì concatenati ai tempi che corrono, ma figli del Mondo anglosassone, con una propria natura, storia, ed identità molto distinte da noi. È chiaro che questa fosse la sfida più importante e la lezione che ne è derivata, sarà una pagina fondamentale per il futuro.

Anzitutto, rispondendo alla domanda prima enunciata, sì, sicuramente si sarebbe potuto fare di più. Alcuni errori di comunicazione sono stati determinanti, ad esempio sull’euro. Per superare la paura, lo scetticismo e lo spirito di conservazione, andava spiegata meglio e con calma – senza delegare ai soli slogan – la posta in gioco.

Nessuno regala sogni o fiumi di denaro, ma avere il potere di gestire la finanza pubblica con un garante di ultima istanza, senza il cappio degli spread e della speculazione internazionale, mette uno Stato al riparo da default, crisi del welfare e soprattutto rimette nelle mani dei popoli gli strumenti di politica monetaria – indispensabili nei cicli economici di breve periodo – per tamponare situazioni di crash come avvenuto post 2008. Anziché puntare sulla qualità dei temi dunque, Marine nel secondo turno ha smussato la proposta con una doppia circolazione monetaria, mandando in confusione i cittadini ed esponendosi alle debolezze di fattibilità e coerenza programmatica.

Ancora, Macron ha ottenuto il 92% di preferenze dai musulmani, e questo è molto logico visto l’imprinting del Front, neanche preoccupante a dire il vero. Il cruccio più importante invece lo si percepisce nel voto cattolico. Il 71% dei “praticanti regolari” ha optato per il centrista di En Marche. Come è possibile, nonostante le battaglie sul crocefisso, sulle radici cristiane, sulla famiglia tradizionale, fare flop in questo senso?

Il punto è che qui non c’è un voto di pancia né di opinione, ma di pathos, di sentimento. Il lepenismo risulta aggressivo nei toni, divisivo e rigettante delle sofferenze dei migranti. Tutti valori che, se pure ci fosse un elettorato pronto a condividerli a pieno razionalmente, scollegano la fiducia per censura morale o per reazione emotiva. Della serie “ti voterei ma non riesco ad ascoltarti.”

La Le Pen era una candidata passionale, calda, viva, tenace e frizzante. Ha una visione di Paese, e un profondo senso galvanizzante della difesa del territorio. Macron è poco dialettico, freddo, rappresenta la grandi multinazionali, l’establishment, ed incarna lo status quo che si traveste per mantenere l’ordine di sistema. Tuttavia gli elettori all’abito cucito su misura per la Francia da Marine, hanno preferito la tutina elasticizzata a taglia unica, per paura che le maglie del nazionalismo fossero troppo strette per un sano prosperare economico.

Un filisteo all’Eliseo è stato possibile perché il Fronte Nazionale scalda al punto di scottare larga fetta di un popolo non in linea con tale sentire. D’altronde la grande intelligenza politica della sua Presidente: “Il Fn deve rinnovarsi profondamente per essere all’altezza di questa opportunità storica, propongo di avviare una trasformazione del nostro movimento che faccia appello a tutti i patrioti”, permetterà una evoluzione positiva di questo cammino.

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