Il futuro anteriore della Tv: i nuovi scenari dell’audiovisivo visti con gli occhi dei millenials

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Sono i ragazzi nati nel nuovo millennio. Quelli che sono nati e cresciuti con Facebook e gli Smartphones, perennemente connessi ed interconnessi e che non potrebbero, probabilmente, immaginare un mondo diverso da questo. Hanno 17, 18 anni e, ovviamente, guardano la tv. Ma che ne pensano della tv? In effetti la stigmatizzano così: molto poco interessante. A cominciare dall’informazione, poco attendibile perché appesantita, con linguaggio imbolsito, dall’invadenza della politica. Anche se poi considerano democratica la massiccia (ma incontrollata) produzione di news del web, senza valutarne la possibilità d’inquinamento.

L’intrattenimento? Limitante, perché per tanti la fruizione di show, talk, reality, sport avviene spesso via web, soprattutto per rivederne pochi momenti salienti (la litigata, il gran gol, il pezzo musicale). Se la cava meglio la fiction seriale, genere ormai paracinematografico; ma anche questa viene molto seguita sul web: questione di fruibilità personale, di tempi e luoghi preferiti.

Insomma, in generale, ai loro occhi la tv classica è una roba 1.0. Urgono upgrade. E pesanti, rispetto alle fruizioni alternative, alla marea tecnologica e ai device che hanno sottomano.

cover-libro-futuro-tvScenari, riflessioni, simulazioni, idee. Tutto confluito nella pubblicazione Il futuro anteriore della Tv, che ha finalizzato l’omonimo laboratorio di ricerca itinerante voluto dal CoReCom Puglia (Comitato regionale per le comunicazioni), realizzato dal network di operatori di comunicazione e marketing Segnali di Fumo e presentato stamattina al Museo Civico di Bari a stampa, operatori del settore e ai coprotagonisti della ricerca: gli studenti del “Marco Polo” di Bari, “Sergio Cosmai” di Trani, “Mondelli-Amaldi” di Massafra, “Morvillo Falcone” di Brindisi, “De Pace” di Lecce e “Righi” di Cerignola.

“La ricerca – ha spiegato il presidente CoReCom regionale Felice Blasi – prova a tracciare le linee guida per il futuro dell’audiovisivo. Ogni generazione ha i suoi modelli di tv, che oggi non sono ancora individuati. Siamo quindi partiti dagli studenti, cioè da chi impersona il domani, e li abbiamo interfacciati con operatori del settore per stimolarli a pensare. Con risultati illuminanti”.

La ricerca è la prima del genere in Puglia ma anche a livello nazionale, per struttura e taglio; per il presidente di Segnali di Fumo Paolo Barracano “offre spunti e domande sullo stato attuale e sul futuro della comunicazione tv in Italia, oggi in sofferta competizione con il web. Fornendo al mondo degli operatori un quadro realistico, visto con gli occhi delle nuove generazioni”.

Partito in primavera, il progetto è stato articolato come un laboratorio aperto e itinerante, sviluppato in sei istituti superiori pugliesi e condotto a rotazione dagli espertiBiagio Dell’Anna (realizzatore Mediaset), Sandro Imperadore (imprenditore web), Andrea Maggi (produttore multimediale), Pierluigi Morizio (giornalista e autore), Antonella Paparella (analista TV Talk), Gianluca Zurlo (comunicatore). “La domanda di partenza – ha ricordato l’ideatore del progetto, Franco Liuzzi – era: siamo davvero al capezzale della tv? Per un mezzo schiacciato da anni di sostanziale immobilismo, da un’interattività ancora limitatissima, la parola chiave è una sola: ricerca. Coinvolgendo e invitando una generazione a pensare, a provare a riprogettare il mezzo”.

Trentasei incontri – più una giornata di studio con adulti e operatori – con un approccio dal basso, prossimo al sociologico: come ha spiegato il coordinatore del lavoro Pierluigi Morizio, “un metodo incentrato soprattutto sull’ascolto dell’esperienza dei ragazzi – ossia chi di fatto orienterà sempre più i mercati futuri – registrandone fruizioni e aspettative, stimolando input, raccogliendo idee e proposte”.

Che non sono mancate. Gli ormai post millenials – pur con contraddizioni spiazzanti, e idee sulla “tv preferita” molto divergenti in base all’ambiente socioculturale – hanno fornito in prospettiva una serie di spunti eterogenei verso nuovi modelli e format. Invocando ad esempio accelerazioni per corredare la tv con strategie tipiche del web, come l’interattività per esprimere le proprie preferenze e intervenire durante la puntata; o per contenuti dal forte impatto, sempre più agganciati a un evidente realismo di fondo, con fiction ‘didattiche’ che mostrino la realtà per quel che è, sul modello di Gomorra. In generale, con lo smartphone come estensione dello schermo televisivo, personalizzando l’esperienza di visione.

Dunque un’immersione in un mondo in divenire continuo, tra tv on demand e canali tematici, web tv e format ibridi, crossmedialità, nuove professioni, filere collegate. Con una radice comune: l’evoluzione del concetto di televisione, a livello locale e nazionale. Evocando una tv capace di rinnovarsi a intervalli molto brevi, senza ripetere stucchevolmente format “di successo” fino all’esaurimento. Perché oggi, come è stato detto, per un programma che fallisce per stanchezza è sempre a portata di mano l’alternativa: non attraverso un altro canale, ma un altro media.

Insomma, tanto pane per i denti di chi la tv la fa, la pensa, la edita.

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