Gechi in Puglia. Conosciamo questi piccoli rettili

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Tarentola mauritanica
Fotografia di Trekato - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17334538

Rilassati sotto il sole estivo, li scorgiamo pigramente sui muri chiari delle nostre abitazioni. Alcune persone sono felici per questa presenza silenziosa, sembra portino fortuna, altre sono trascinate da vecchi retaggi culturali e si scostano disgustate. Sono parenti delle lucertole e hanno la capacità di aderire su qualsiasi superficie: sono i gechi.

Questi piccoli rettili sono degli arrampicatori così abili da aver incuriosito gli scienziati: per più di 10 anni, hanno cercato di comprendere il meccanismo dietro all’eccezionale adesività delle loro zampette. I gechi sono un chiaro esempio di come la biodiversità sia un tesoro da preservare in quanto spesso punto di partenza di ricerche che potranno, in un futuro più o meno lontano, migliorare la qualità di vita di tutti noi. Uno studio pubblicato in un’importante rivista scientifica, Journal of Applied Physics, ha svelato il segreto dietro questa incredibile capacità, dovuta alla differente angolazione dei piccoli peli presenti sulla superficie delle zampe.

A cosa serve sapere questo? Potremo applicare queste conoscenze in molti settori quali la robotica – per costruire androidi in grado di agire in ambienti ostili e condizioni rischiose come ad esempio macerie o anche cisterne contenenti materiali tossici – o anche in ambiti più vicini alla nostra quotidianità.

Tra le numerose specie di questi speciali piccoli rettili, in Puglia potrete incontrare e riconoscere – se provvisti di un atlante o una guida il Geco comune (Tarentola mauritanica), il Geco verrucoso (Hemidactylus turcicus) e il Geco di Kotschy (Mediodactylus kotschyi, indicato anche con il nome di Cyrtopodion kotschy).

Quest’ultimo si differenzia dai primi due per la distribuzione, per l’habitat e, soprattutto, proprio per le caratteristiche dei suoi arti. È originario dei Balcani ed è presente solo in Puglia e in alcune zone della Basilicata, ama vivere nei nostri tradizionali muretti a secco, dove trova cibo e riparo e non possiede i cuscinetti adesivi di cui vi abbiamo parlato. Mostra comunque grande agilità negli spostamenti e spesso viene confuso con le “cugine” lucertole.

Nonostante pecchi in grazia ed eleganza, non mostri il verde smeraldino dei nostri ramarri e, a ben guardarlo da vicino, non esibisca un aspetto rassicurante, il geco può diventare un compagno fidato delle nostre estati all’aperto: sarà sempre pronto a cibarsi d’insetti, questi sì, per noi ben più fastidiosi. Se poi davvero non riusciamo a innamorarci della sua faccina bitorzoluta, pazienza, non lasciamoci rovinare la nostra serata dalla sua presenza e, soprattutto, lasciamo il geco libero di rendersi utile.

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