La più grande immigrazione è cinese

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Sempre di immigrazione si tratta, ma di capitali, asset, giochi finanziari. Proprio così, la Cina su 6 miliardi di dollari d’investimenti in Europa, ben 4 gli ha concentrati sul nostro Stivale mal calzante, nel solo 2014.

La lista dello shopping è sterminata, quote in FCA, Telecom Italia, Assicurazioni Generali, Eni, Enel, Ansaldo Energia, Prysmian Cavi, Terna, Snam, per non parlare degli immobili e degli esercizi commerciali al dettaglio rilevati dai nostro concittadini.

Addirittura esiste un sito bilingue: www.vendereaicinesi.it” dove si contano 18mila inserzioni.

La politica d’”invasione” della Cina non è nuova e già da qualche anno si parlava della sua invadenza finanziaria nell’acquistare importanti fette di debito pubblico sia nell’Eurolandia squattrinata che negli USA. Inondando il mercato della sua moneta, la mantiene svalutata e il suo export è fortemente incentivato. Inoltre, è risaputo, chi detiene il debito pubblico di un Paese ne tiene per il collo le redini economiche.

Nonostante le lungaggini burocratiche, la farraginosità del sistema giustizia, per qualcuno siamo ancora attrattivi. Tant’è che un importante consulente dello studio Pirola Pennuto Zei & Associati, ha dichiarato: “Investire nel Paese è conveniente perché i prezzi sono molto bassi e ci sono gioielli venduti come noccioline.”

Ecco, senza un rilancio serio delle politiche del lavoro lasciando stare l’articolo 18 al suo ruolo di banderuola su cui bisticciare in Parlamento, e senza un disegno di politica industriale che guardi da qui a cinquant’anni cosa intendiamo fare di questa Italia, non ci rimarrà che vendere noccioline, probabilmente, senza scontrino.

di Andrea Lorusso
Twitter @andrewlorusso
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