Hell in the Cave: poesia e atmosfera a Castellana grotte

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«Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate». Il famosissimo verso dell’Inferno di Dante Alighieri, viene recitato tra gemiti e grida all’ingresso della prima delle grotte di Castellana, suggestivo luogo in cui è ambientato Hell in the Cave, spettacolo di danza e recitazione che riadatta in chiave originale e contemporanea la prima cantica della Divina Commedia. L’evento, curato da Grotte di Castellana srl e Alephtheatre con la regia di Enrico Romita e la drammaturgia di Giusy Frallonardo, ha raggiunto dal 2010 ad oggi, un affluenza record che tocca quasi le trentamila presenze.

In un turbinio di musiche dirompenti e d’evoluzioni tra le stalagmiti, vanno in scena le vicende di una serie di personaggi storici e mitologici che, narrate dal Sommo Poeta, si trasformano ora in “versi danzanti nell’aere fosco”.

I personaggi che accompagnano i visitatori all’interno dell’oscuro antro, appaiono al pubblico in ordine sparso; da Minosse, mitico re di Creta che destina i dannati al loro supplizio eterno, a “Caron, dimonio, con occhi di bragia”, nocchiero infernale che trasporta le “anime prave” oltre il fiume Acheronte; dal conte Ugolino, che solleva la bocca dall’arcivescovo Ruggieri, “il fiero pasto”, a Ulisse che, avvinto nella doppia fiamma con Diomede, racconta del suo ultimo, fatale, viaggio in mare; da Paolo e Francesca, protagonisti di una appassionato quanto tragico amore, abbracciati nella tempesta dei lussuriosi, a Ciacco, goloso condannato a gemere immerso nel fango, e a Pluto, personaggio che irrompe nella scena più volte declamando a gran voce un altro celeberrimo verso dantesco: «Pape Satàn, Pape Sàtan aleppe!». Fino all’apparizione di Beatrice, figura salvifica, metafora di redenzione, destinata a elevare Dante sino al Paradiso, permettendogli finalmente di uscire «a riveder le stelle».

In questa esperienza tuttotondo, lo spettatore entra nell’inferno, lo vive con ansia, terrore, spavento e termina il suo “viaggio” con la sensazione della salvezza e del sollievo. Con utilizzo di elementi scenografici lontani dalla classicità, non vi è nemmeno la presenza di demoni e di fiamme. L’allestimento, pensato in modalità site specific, è studiato per non avere ricadute nell’habitat delle grotte: niente chiodi, solo lampade a luci fredde, e un impianto audio studiato con una serie di frequenze che non incidono sulla chimica del carbonato di calcio e tutte le attrezzature saranno donate alle Grotte per utilizzarle in eventi successivi. Questo spettacolo ha contribuito a creare un microsistema economico per i visitatori che giungono non solo dal barese ma anche da fuori, consentendo proprio a questi ultimi di sfruttare degli itinerari in zona creati appositamente per loro per far conoscere al meglio tutte le ricchezze della Puglia.

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Isabella Battista
Classe 1985, vive e lavora a Bari. Laureata in Storia dell’Arte all’Università degli Studi di Bari, è giornalista pubblicista dal 2013. Con una forte propensione alla didattica museale e artistica, ha collaborato con diverse istituzioni con progetti per sensibilizzare il pubblico più giovane nei confronti dell’Arte contemporanea e far partecipare attivamente gli studenti alla comprensione delle più moderne tecniche artistiche. Collabora con le redazioni di Puglia In, Telebari e Artribune, mentre nel 2013 è stata coordinatrice della prima edizione della Project Room della Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a mare. Ama l’arte in tutte le sue forme, in particolare la fotografia e il linguaggio visivo contemporaneo a cui si sta appassionando anche praticamente e appena ha l’occasione di partire, va alla ricerca di nuove realtà, esplorandole sia dal punto di vista della tradizione culturale che folkloristica. isabella.batt@gmail.com

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