Ilva, il muro contro muro sul ricorso al Tar tra Emiliano e Calenda

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Sono lontanissime le strette di mano che a Roma si scambiavano, soltanto qualche mese fa, Michele Emiliano e Carlo Calenda. Ilva, piano ambientale, patto con i sindacati, acquirenti che stanno alla finestra ad aspettare gli esiti, un ricorso al Tar che per bocca dello stesso ministro rischia di far saltare il tavolo e di far spegnere l’altoforno tarantino.

Ce n’è di carne al fuoco nella polemica sull’Ilva.

Non si placano le polemiche soprattutto tra Carlo Calenda e Michele Emiliano. Sulla vertenza Ilva il ministro dello Sviluppo Economico e il governatore della Puglia continuano ad avere idee diverse, profondamente. Il nodo è, ancora una volta, il ricorso al Tar di Regione e Comune di Taranto contro il decreto Ilva dello scorso 29 settembre.

Per Calenda le cose sono chiare: “La convocazione con l’ordine condiviso è uscita ieri, mi aspetto che il ricorso venga ritirato immediatamente. Questo è l’impegno, altrimenti il tavolo non si fa e ci occuperemo di quei problemi, ma ce ne occuperemo senza un confronto, che non può essere in parallelo nelle aule di tribunale questo certo”.

Ma la risposta di Michele Emiliano non si è fatta attendere: “il ricorso resta in piedi – ha detto – fin quando non saranno discusse le osservazioni”. “Calenda ha fatto il blitz a Taranto perché era disperato. L’azienda – sostiene il governatore – non gli dava più ascolto, perché aveva capito che il Governo non era l’interlocutore, e quindi aveva bisogno di tornare indietro rispetto a una sciocchezza che aveva combinato, ossia l’esclusione di Regione e Comune dalla trattativa. Se farà saltare il tavolo se ne assumerà le responsabilità”.

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