Ilva, i nodi saranno sciolti il 31 dicembre

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Uno degli ultimi appuntamenti dell’anno per il Governo riguarda la Puglia. Sul tavolo del Consiglio dei Ministri fissato per il prossimo 31 dicembre, infatti, c’è il decreto finale per l’Ilva. Il decreto del 24 è stato approvato “salvo intese”, la formula che permette, in pratica di dare il via a un provvedimento (e di far scattare i 60 giorni di tempo per la sua trasformazione in legge da parte del Parlamento), ma anche di correggerlo in corsa.

Sul tavolo, essenzialmente, ci sono ancora tre questioni. La prima è sui nomi dei tre commissari. Di certo ad oggi non c’è ancora nulla, anche se probabili appaiono  probabili: l’attuale commissario unico Piero Gnudi e l’avvocato Corrado Carrubba, al momento sub-commissario. Il terzo nome, secondo indiscrezioni di stampa, potrebbe essere quello dell’attuale amministratore delegato Roberto Renon.

Ma nodo della questione è anche la decisione sulla forma giuridica con cui lo Stato acquisirà l’Ilva dai privati. L’opzione migliore è quella dell’affitto del ramo di azienda, ma non si esclude la creazione di una newco. Altro punto teoricamente dolente è quello di evitare possibili ricorsi innanzi all’Unione Europea per aiuti di Stato non consentiti. Gli esempi ed i precedenti in Europa non mancano, ma in casi come questi, e considerando anche l’ingente investimento da mettere sul piatto per Taranto è bene andarci con i piedi di piombo.

Dalla Puglia, intanto, arriva il commento di Michele Losappio, capogruppo di Sel alla Regione Puglia, che lamenta una scarsa attenzione all’ambiente all’interno del decreto governativo. “Non si può valutare il decreto Ilva – ha detto Losappio –  se non partendo dal futuro di Taranto. E il futuro della città si identifica solo nella ambientalizzazione del siderurgico, senza la quale non ci può essere serenità. Ambientalizzare, a nostro giudizio, è possibile solo con il rispetto delle prescrizioni della Valutazione del Danno Sanitario così come l’ha determinata l’ARPA (compreso la quantità di produzione in tonnellate) e non solo nell’attuazione dell’AIA. Ci sembra, invece, che il Governo voglia concentrarsi sulla fabbrica prescindendo dalla città per salvaguardare la sua strategicità per il Paese e l’industria metalmeccanica. Una scelta necessaria ma non sufficiente, un possibile passo indietro che segnerebbe ancora di più le distanze rispetto alla consapevolezza acquisita dai tarantini e da tutti i pugliesi. Insomma qualcosa di più di un’occasione mancata, un possibile grave errore che alimenterà il senso di sfiducia verso le istituzioni e il populismo della destra più conservatrice”.

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Redazione
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