Ilva: spunta l’ipotesi nazionalizzazione

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Sull’Ilva si riapre con prepotenza la questione della nazionalizzazione. Potrebbe esserci, infatti, come ha rivelato ieri il premier Matteo Renzi, un piano d’intervento statale temporaneo per garantire il posto di lavoro ai dipendenti, rilanciare l’azienda e, poi, rimetterla sul mercato risanata.

Una scelta che va decisamente contro la linea di privatizzazioni, ma “se devo far saltare Taranto, preferisco intervenire direttamente per qualche anno e poi rimetterlo sul mercato”. Una scelta che prevede uno sforzo economico per il Governo che dovrebbe protrarsi per 2 o 3 anni: “Rimettere in sesto l’azienda per due o tre anni, difendere l’occupazione, tutelare l’ambiente e poi rilanciarla sul mercato”.

Certo, tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare ed una montagna di risorse pubbliche.

 

Per risanare l’Ilva, secondo Renzi, “ci sono tre ipotesi: l’acquisizione da parte di gruppi esteri, da parte di italiani e poi l’intervento pubblico. Non tutto ciò che è pubblico va escluso. Io sono perché l’acciaio sia gestito da privati”, ma non a costo di perdere le acciaierie di Taranto.

Molto meno ottimista di Renzi è però Aldo Pugliese, segretario regionale della Uil. Pugliese è convinto che esista “un’esigenza immediata di intervento, acquisito che con i 125 milioni della seconda tranche del credito bancario a mala pena si riuscirà a sbarcare il lunario fino a fine anno. Sarebbe quindi opportuno che alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio seguisse un’iniezione di risorse attraverso la Cassa Depositi e Prestiti”.

“Condividiamo – ha proseguito Pugliese – l’intenzione di Matteo Renzi di un intervento pubblico diretto sull’Ilva di Taranto. Del resto è una posizione che abbiamo mantenuto da sempre, non solo dopo l’intervento della magistratura, ma dal 1995, quando a seguito della cessione frettolosa e praticamente gratuita alla famiglia Riva, sostenevamo che era cominciato un percorso che avrebbe portato a un disastro sia dal punto di vista ambientale che della salute, nonché di carattere produttivo e occupazionale. E, purtroppo, siamo stati facili profeti”.

“Per rilanciare lo stabilimento siderurgico più grande d’Europa – continua Pugliese – che quotidianamente garantisce un reddito a circa 17mila famiglie, occorrono investimenti ingenti. Il miliardo e 200 milioni sequestrato ai Riva dalla magistratura milanese e richiesto con forza dal commissario Gnudi, è sicuramente un ottimo punto di partenza, ma non basta per sgombrare il campo dai dubbi e per garantire tutti quegli interventi necessari a rimettere a regime l’attività produttiva dello stabilimento in un ambito, finalmente, di sostenibilità ambientale e di rispetto per la salute dei cittadini e dei lavoratori”.

Per Pietro Lospinuso, ex assessore regionale e consigliere regionale tarantino di Forza Italia “bisogna comprendere che o si fa qualcosa di concreto e il prima possibile, oppure avremo migliaia di disoccupati e nessun intervento di risanamento ambientale”.

“La proposta del premier di nazionalizzare a tempo il polo siderurgico tarantino – aggiunge – probabilmente rappresenta l’unica strada davvero utile al perseguimento di interessi che non possiamo accettare restino contrapposti a vita: lavoro e salute pubblica. Se è vero come è vero che l’Ilva è una questione nazionale, è giusto che venga risolta contando sulle forze dell’intero Paese. Tra l’altro, si deve considerare che lo Stato ha gestito l’Italsider per 35 anni ed ha, quindi, contribuito al disastro ambientale e sanitario nel capoluogo ionico”.

 

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Redazione
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