Ilva: la scelta di Emiliano e lo stop del Ministro Calenda

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Scontro frontale. Un muro tra Regione Puglia e Governo nazionale, un ricorso al Tar, un tavolo di confronto che non partirà e il pericolo concreto, come confermano sia il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda che il viceministro Teresa Bellanova, che gli investitori possano tirarsi indietro.

In mezzo i lavoratori che aspettano di sapere come sarà il loro futuro ed una città che si vede tagliata fuori dalle dinamiche decisionali sul destino del proprio territorio, e non ci sta.

Un futuro tutto da scrivere per l’Ilva di Taranto ed un brusco stop alle trattative su piano ambientale ed occupazionale.

La Regione Puglia ha, infatti impugnato il Decreto Ministeriale dello scorso 29 settembre che ha modificato il Piano Ambientale dell’Ilva di Taranto. Nel decreto, tra le altre cose, si consente all’Ilva di proseguire sino al 23 agosto del 2023 l’attività siderurgica nelle stesse  condizioni precedenti anche alla prima AIA.

MICHELE EMILIANO

Una condizione, dice Michele Emiliano “illegittima e non più ambientalmente sostenibile”. Ma oltre ad una questione tecnica (la variazione del Piano Ambientale ed il ripristino di situazioni peggiorative dal punto di vista ambientale), il dato è tutto politico.

“Il Governo – spiega il Presidente della Giunta regionale Pugliese – ha totalmente ignorato le osservazioni della Regione Puglia formalmente  presentate nell’ambito del procedimento concluso con il DPCM impugnato, senza alcuna  giustificazione, agendo in violazione dei più elementari principi di pubblicità, trasparenza e imparzialità e in spregio al dovere di leale collaborazione istituzionale che dovrebbe ispirare il comportamento della Pubblica Amministrazione”.

IL MINISTRO CALENDA

Dichiarazioni che non hanno certamente lasciato indifferente Calenda che ha subito sospeso il tavolo tecnico di negoziato tra Am Investco, la cordata che dovrà (dovrebbe, a questo punto?) acquisire gli impianti siderurgici dell’Ilva e le associazioni sindacali.

“In questa situazione – ha detto il ministro – non capisco il senso di fare un tavolo su Taranto, tanto più se intendono far fallire la trattativa. Ora dobbiamo attendere la decisione del Tar, che potrebbe anche decidere per lo spegnimento degli impianti dell’Ilva. Speriamo che gli investitori non scappano”.

LA CGIL PUGLIA

Sulla situazione interviene, con una nota, anche la Cgil Puglia, per bocca del suo segretario generale Pino Gesmundo, peraltro sulla stessa linea anche dei vertici nazionali Fiom e degli altri sindacati interessati nel tavolo ormai sospeso.

“Gli ultimi sviluppi della vicenda Ilva rischiano di generare ulteriore allarme tra i lavoratori e nel territorio, già provati da una vertenza lunga e difficile. E’ il momento di richiamare ognuno per le proprie responsabilità istituzionali a scelte ed azioni che non aggravino il forte disagio sociale che vive la città di Taranto”.

“Abbiamo sempre sostenuto – dice Gesmundo – come fin dall’inizio questa vertenza avrebbe dovuto seguire la strada del confronto più ampio, coinvolgendo territori e parti sociali. Anche il Dpcm sul Piano Ambientale paga lo scotto di non essere stato aperto al contributo degli enti locali così come delle associazioni e dei sindacati, che pure avevano presentato osservazioni. Oggi più che mai allora – lo diciamo al Presidente della Regione e al Sindaco di Taranto – è il tempo della trattativa e non dei tribunali. Vanno intensificati gli sforzi affinché riprenda il confronto tra tutti i soggetti interessati e con il coinvolgimento indispensabile dei territori, che non possono essere spettatori di una partita così importante che riguarda il futuro di ventimila lavoratori, del più importante polo siderurgico, la tenuta ambientale di un territorio, la salute dei cittadini”.

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