Immagini di un teatro assoluto: al Kismet l’Opera Obscura di Karen Stuke

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Karen Stuke - Tu (non) sei il tuo lavoro

Immagini di corpi in movimento sul palcoscenico, figure eteree attraversate da vibranti fasci di luce; questo raccontano le fotografie di Karen Stuke esposte nel foyer del teatro Kismet OperA di Bari fino al prossimo 29 novembre, una documentazione dei più importanti spettacoli teatrali rappresentati nel 2010 al Napoli Teatro Festival Italia, frutto della partecipazione dell’artista tedesca – su invito della Galleria PrimoPiano – a un progetto di valorizzazione dello “stretto legame […] tra il territorio napoletano e il teatro”.

Gli scatti della Stuke, presentati già nel 2011 al Palazzo delle Arti di Napoli e qui riproposti con la curatela di Antonio Maiorino e l’organizzazione di Rosemarie Sansonetti, sono stati realizzati con una camera con foro stenopeico – pin-hole – e impressi su un’unica lastra, in cui è stato registrato l’intero andamento delle esibizioni, in un gioco di stratificazioni in cui gli attori in scena si fondono con le scenografie.

Con questa tecnica “anacronistica” già utilizzata in precedenti lavori, l’artista interpreta in maniera assolutamente personale l’idea di teatro, traducendola con un linguaggio peculiare che ha ben presente l’esempio della sperimentazione fotografica di quella particolare avanguardia, in primis futurista e fotodinamica, tesa alla rappresentazione di una visione simultanea nella quale ruolo importante giocano la luce e il movimento: “L’idea di comprimere in una sola immagine un’opera teatrale è coraggiosa e insieme poetica. Tutto quanto può apparire differente e oscuro è invece, ad un occhio attento, leggibile e godibile. La luce ha uno spessore nuovo, sembra quasi che le immagini siano retroilluminate, vi è una lenta e costante stratificazione della luce che assume un’aura irreale e mistica”.

Un’operazione artistica dalla quale emerge la rappresentazione di un teatro “assoluto” di cui, a prima vista, si può cogliere una traccia appena visibile, solo una flebile, ma allo stesso tempo significativa, eco che però rimane irrimediabilmente ancorata alla percezione di chi guarda.

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Nicola Zito
Dottore di Ricerca, collabora presso la Cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea dell’Università degli Studi di Bari.

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