Imprese in rete: in Puglia è un flop

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Sono 8.954 le imprese italiane, 439 quelle della Puglia, che al 1° ottobre 2014 hanno dato vita a una rete d’impresa per un totale di 1.772 contratti di rete. Pochi, molti? Non c’è dubbio, seppure la crescita a livello nazionale sia a doppia cifra (+ 42,4% le imprese e + 41,4% i contratti, nei primi nove mesi del 2014) non bastano. Ancor peggio in Puglia, dove le imprese coinvolte sono solo lo 0,10% del totale, a fronte di una media nazionale dello 0,15%. Lontanissimi da una su 100.

Insomma, briciole a livello nazionale e regionale e ancor più occasioni mancate di trovare un modo per uscire dalla crisi e/o cogliere nuove opportunità. Infatti, le reti d’impresa non sono la panacea per tutti i mali, e il numero troppo alto di contratti che non decollano, o che chiudono, lo testimoniano. Ma il contratto di rete rappresenta, al momento, lo strumento più efficace per consentire a una micro e piccola impresa di aumentare la propria massa critica senza dover rinunciare alla propria individualità e indipendenza. Anche perché diventa un modo per cominciare ad avere quella managerialità oggi assente. Anche di questo si parlerà per guardare al futuro nell’ottica di ritornare a crescere nell’Assemblea che vedrà coinvolti gli oltre 300 manager Associati in regione.

“L’esperienza acquisita sul campo da Manageritalia e dai suoi esperti dice Giuseppe Trisciuzzi, presidente Manageritalia Bari – insegna che, nella fase di maturità dello strumento normativo, sarà sempre più decisivo il ruolo del manager di rete, sia in termini di facilitatore della creazione della rete sia in termini di gestore della stessa. Infatti, seppure in situazione di emergenza oggi ci sono imprese molto piccole che pur di non soccombere stanno ricorrendo al temporary manager. Per fare un esempio: in alcuni casi da sole, in altri aggregandosi in network, si sono pagate un manager a tempo che le aiuta a trovare sbocchi per l’export”.

“Non saremo mai in Italia e ancor più in Puglia – chiude Trisciuzzi – un’economia di grandi imprese, non sarebbe né possibile né logico. Anche perché oggi anche la più grande corporate del mondo è vincente solo se è capace di essere leader o parte di una catena del valore nella quale deve per forza collaborare, e al meglio, con fornitori e clienti e anche con gli stessi concorrenti. Insomma, chi non è in rete e non collabora è destinato a scomparire. Allora potremmo prendere, proprio qui in Puglia, i famosi “due piccioni con una fava”, anzi una rete. Quella costituita da una serie di aziende che condividono tutti o alcuni aspetti del loro processo produttivo e commerciale, che diventa il luogo dove condividere e sviluppare gestione, innovazione e tanto altro. Serve che questo manager abbia capacità di gestione e magari anche esperienza e visione internazionale e fatta la squadra la guidi sui mercati locali internazionali. Solo lui o lui con altri manager, export manager o simili che dir si voglia. E a guidare, sviluppare e manutenere il tutto ci vogliono imprenditori brillanti e manager intelligenti e capaci di saldare al meglio le maglie della rete delle imprese coinvolte e agganciarsi agli anelli delle catene del business globali. Allora, non resta che farsi prendere in rete e prendere validi manager che saldino e sviluppino le sue maglie. Per questo stiamo facendo da tempo informazione, cultura e azioni sul territorio. Perché proprio dalle reti e dai manager di rete può venire il rilancio di quelle imprese e quegli imprenditori che si faranno prendere con convinzione in rete”.

Il vero problema della regione e di Bari è una gestione delle imprese affidata quasi unicamente all’imprenditore e ai suoi familiari. Basti pensare che in Italia e Puglia abbiamo un’ampia presenza di imprese familiari (l’80% circa come nelle principali realtà europee) che, a differenza degli altri paesi (35% Spagna, 28 in Germania, 26% in Francia e 10% in UK), hanno nel 66% dei casi management solo familiare. E da noi, in Puglia, i numeri sono ancora più alti.

In questi casi, il dirigente esterno non ha quasi mai spazio, mentre ce ne può essere per i middle manager, cresciuti in azienda o presi da fuori, ma con ruoli poco direzionali. Certo ci sono anche situazioni dove un manager, un ex dirigente e/o quadro, magari c’è, come consulente o simile, ma anche qui senza deleghe e poteri e, quindi, di fatto senza la possibilità di incidere.

Quindi, non è un caso se in Puglia ci sono 0,26 dirigenti ogni cento dipendenti (1% a livello nazionale) e anche a Bari, che ha la metà dei dirigenti della regione (713 su 1.366) il rapporto dirigenti dipendenti è allo 0,3%.

È da qui che bisognerebbe ripartire, creare un ecosistema capace di attirare investimenti e innovazione e dargli l’indispensabile supporto in termini di gestione manageriale, valorizzazione delle persone per un lavoro più produttivo.

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Redazione
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