In ricordo di Giuseppe Di Vagno, la prima vittima fascista

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Era una sera di settembre, correva l’anno 1921, non erano tempi facili, eppure, non cedendo alle lusinghe del potere, qualcuno lottava per i più poveri e diseredati,   in nome di un pluralismo democratico, di una libertà e di una giustizia in uno Stato che stava per vivere il ventennio di dittatura fascista.

Quel qualcuno era Giuseppe Di Vagno, parlamentare socialista nato in terra di Puglia a Conversano il 12 aprile 1889, quella sera tenne un comizio a Mola di Bari in seguito al quale fu assalito dall’orda squadrista guidata da Peppino Caradonna, i vili lo colpirono con tre colpi di pistola alla schiena, spirò il 25 settembre 1921.

Gli assassini da subito individuati,  non furono giustiziati in seguito all’amnistia voluta da Mussolini per i crimini in favore dello stato fascista. Giuseppe Di Vagno, di professione faceva l’avvocato, difendeva i più indifesi, si batteva per realizzare quel disegno riformista per la risoluzione del conflitto di classe e la realizzazione dello stato sociale, tanto inviso al governo Mussolini che ne temeva l’efficienza e l’adesione allo stesso delle masse operaie e non solo.

Dal Governo Giolitti, il Di Vagno ottenne l’avvio dei lavori per l’Acquedotto Pugliese, la sua breve vita fu costantemente protesa verso la realizzazione del bene della comunità. La sua azione politica intesa come servizio alla collettività e come mezzo per sviluppare il senso civico in ciascun individuo, costituiscono ancor oggi un esempio per tutti, specie per chi oggi si avvicina alla politica. Egli, sì cadde, ma da valoroso eroe, impavido guerriero per l’affermazione della solidarietà sociale, la pace, la libertà e la giustizia, valori oggi cardini  del nostro Stato.

La sua dedizione, la sua forza e tenacia rimarranno indelebili nella memoria e con il suo ricordo, si spera, di seminare nelle giovani generazioni quel seme coraggioso di giustizia sociale che attende da troppo tempo attuazione, affinché apprezzino la libertà oggi concessa a tutti conquistata a caro prezzo e la difendano come un piccolo fiore raro ed indifeso che profuma ancora oggi di buono e giusto.

Il suo ricordo non si fermi alla commemorazione, ma al vivo ricordo di un uomo che, ancora oggi, insegna ad essere uomini e donne, vigili, attivi, affinché il disegno riformatore non elimini  soltanto il marcio, ma costruisca un vivo e tangibile Stato sociale.

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