Italia: vento deflattivo

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Economia - il diagramma del declino in Italia

E’ giunta la deflazione, non accadeva dal 1959. Questo significa che la velocità di scambio dei beni e servizi s’è ridotta, ovvero si acquista sempre meno e questo porta ad una contrizione dei prezzi, che fa salire il valore della moneta.

Per chi ha crediti, risparmio ed un lavoro senza contraccolpi, potrebbe apparire un bene. Ma in realtà è il chiaro sintomo di un arretramento dell’economia che se s’avvitata su se stessa, e rischia di risucchiare definitivamente anche coloro i quali oggi traggono ipotetici vantaggi.

I dati che si leggono in questo agosto drammatico per il traguardo della ripresa, non sono altro che lo specchio di una disoccupazione leonina, le politiche d’austerity che tagliano gl’ammortizzatori sociali e last but not least, di una moneta troppo pesante sia nel mercato interno che nei confronti del dollaro/yen.

E’ ovvio a chiunque che proseguendo sulla scia di queste scelte, continueremo a raschiare il fondo di un barile sordido e collassato.

Or dunque, come intervenire?

Lo shock al cavallo del mercato non può che giungere con una sferzante decisa e contrapposta manovra scevra allo status quo. Ad esempio, una imposta diretta ad aliquota secca su imprese e persone fisiche (flat tax, tassa piatta) al 20%, con esenzione per i redditi bassi, una riduzione dell’iva e l’abolizione degli studi di settore che non fanno altro che dare sberle a quei professionisti che i “redditi presunti” non li vedono nemmanco col binocolo.

Tutto questo, aggiunto ad una revisione dei processi civili e di lavoro, potrebbe semplificare e dare sfogo a molti danari ed investimenti che si metterebbero in circolo nel Bel Paese come lubrificante ottimale per il volano della reflazione.

Non siamo morti, ma il coma è profondo. Abbandonare il “paziente Italia” al suo destino, non è moralmente accettabile per chi ancora crede nel domani.

di Andrea Lorusso
Twitter @andrewlorusso
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