Bari: Jakob Bro Trio e il Jazz rarefatto

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E’ raro imbattersi in forme musicali che, anche se partono da luoghi comuni e facilmente individuabili, prendono poi strade insolite, ardite, ma ricche di originalità e di fascino insospettato e intrigante. Ed è anche facile smarrire la prima strada col rischio di non capire dove ci si trova. E’ quello che può succedere ascoltando la musica di Jakob Bro, chitarrista danese di Risskov, che a quasi 40 anni ha confezionato un jazz personalissimo e difficile da classificare (e per qualcuno da accettare), capace di stupire fin dalle prime battute.

Qualche sera fa il chitarrista è stato di scena a Bari sul palco del teatro Forma per “Nel gioco del jazz”. Al suo attivo ha ben 13 album a suo nome e ha ricevuto numerosi riconoscimenti nel suo Paese, fra i quali 5 Music Awards. Vanta prestigiose collaborazioni con musicisti del calibro di Paul Bley, Bill Frisell e Lee Konitz. Non da meno il batterista Joey Baron, statunitense, che ha una vasta esperienza internazionale e musicale, avendo suonato nel mondo del jazz con Dizzy Gillespie, Stan Getz, John Scofield, e nel mondo del pop con Michael Jackson, David Bowie e Al Jarreau. Al contrabbasso Thomas Morgan, un giovane sulle orme di Charlie Haden e Jimmy Garrison. Un trio d’eccellenza, a conferma dell’importanza della Danimarca come crocevia, nonchè terra di passaggio e scambio culturale per il jazz.

La scaletta prevede brani tratti dagli ultimi due cd, “Gefion” (2015) e “Streams” (2016). Il suono si cala subito in un’atmosfera rarefatta e crepuscolare con un incedere largo e vaporoso di note. La chitarra è calda, sinuosa e profondamente lirica, ricca di sottili sfumature e ceselli, pause e sospensioni raffinate e calcolate. Tutto scorre con una fluidità sontuosa e magica verso una narrabilità che parla di tensioni e paesaggi squisitamente nordici. Sembra di assistere al lavoro ispirato di un pittore impressionista e alle sue suggestioni visionarie. E se spesso il discorso si fa meditativo, riflessivo, quasi minimalista, Jakob è pur sempre pronto a prendere il volo passando con sofisticata disinvoltura al blues.

“Gefion” è liquida ed evanescente, “Daybreak”, “Oktober” e soprattutto “Weightless” suggeriscono una leggerezza onirica che trasporta in zone che vivono di luce siderale, di scenari lunari ed evocativi. Qua e là il pensiero si accende su Jim Hall, quasi distrattamente, come un lampo, mentre Baron alla batteria, col suo gioco di spazzole, ricorda tanto Paul Motian, altro musicista caro a Jakob.

Il bis è una gradita sorpresa, una chicca: nientemeno “Love me tender”, portata al successo da Elvis Presley nel 1956. Jakob ne fa un arrangiamento straordinario, rallentando e dilatando i tempi per poi improvvisare mentre il ritornello lentamente si dissolve e si sottende grazie ai loop e ai filtri elettronici. Sublime liquidità di una melodia interpretata nella sua forma più poetica.

A qualcuno potrà essere sembrato stucchevole, ma è il rischio che a volte corre l’innovazione.

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