Jobs Act: il lavoro ai tempi di Renzi

0

Demansionamento e de-inquadramento, due cose sino ad oggi impensabili. Ovvero la possibilità per le aziende, in fase di riordino ed riorganizzazione dei processi produttivi, di abbassare il livello delle mansioni dei collaboratori e contestualmente, ridurne la qualifica, entro certi limiti che la legge si preserva di stabile. Se si unisce con l’abrogazione dell’articolo 18, quello che prevede il reintegro obbligatorio per il licenziamento illegittimo (il ministro del lavoro Poletti assicura rimarrà per i casi discriminatori) ne viene fuori il nuovo corso attualmente di moda in Italia e nelle azioni del Governo.

E’ davvero un rottamatore il premier, non solo non mastica nulla di sinistra (innanzitutto a sentire proprio chi di sinistra è da una vita) ma ne espelle ogni baluardo e rimasuglio rimasto. Nemmeno Silvio Berlusconi e la becera destra (ipse dixit) s’era spinta sino a tanto.

Con la scusa della disoccupazione dilagante si vogliono smembrare le radici delle lotte progressiste e competere in un mercato del ribasso dove le competenze devono essere sempre più compresse e deprezzate. In una economia di scala globale, dove non c’è tutela igienica, economia e previdenziale, come può l’Italia vendere i suoi prodotti troppo cari?

Un ragionamento ove invece di condannare il dumping commerciale e salariale dei Paesi emergenti, ne condoniamo i comportamenti, abbattiamo i dazi europei e ci conformiamo, con ogni probabilità, al nuovo corso mondialista.

In cambio di tutto ciò, la mancia che l’ex Sindaco di Firenze vuol lasciare nelle braghe delle tute blu, sarebbe un contratto unico a tempo indeterminato per tutti a tutele crescenti. Ove per i neoassunti non sarà previsto nessun indennizzo (si vocifera di 36 mesi) e poi via via con l’anzianità si maturerà il diritto di ricevere indennizzi (soltanto economici, come dicevamo prima).

Il lavoro non sembra più un diritto Costituzionale, ha perso perfino valore sociale. E’ soltanto una questione di numeri e denari, con cui si compra la dignità delle persone e si riscatta il futuro del Paese.

Matteo Renzi vantava d’essere un socialdemocratico. Se nelle sue intenzioni non v’è nulla di sociale e nulla di democratico, dovrà inchiodarsi all’empirica evidenza dell’uso del vocabolario: dire qualcosa per significarne un’altra. L’illusionista ha fatto una magia. Nel cilindro, non c’è più sinistra.

di Andrea Lorusso
 Twitter @andrewlorusso
Condividi

Nessun commento

Commenta l'articolo